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giovedì 11 febbraio 2010

Il palamito

La pesca col palamito (o coffa come viene chiamato in certe zone) è una delle tecniche più
affascinanti che si possano praticare dalla barca e se fatta coi giusti criteri e con un minimo
di conoscenza del periodi e dei fondali regala grandi soddisfazioni.
Il palamito di cui cercherò di parlavi è un palamito medio-leggero, che ben si adatta a profondità che vanno indicativamente dai 10 (anche meno volendo) a circa 70-80 metri di profondità. Questa indicazione la do soprattutto in base ai materiali con cui è costruito e anche perchè l'articolo è rivolto a chi ha delle imbarcazioni da pesca non di grosse dimensioni o particolarmente potenti e quindi non si spinge eccessivamente lontano.

Questo non vuole essere un articolo prettamente tecnico, la tecnica si impara e si affina con l'esperienza, ma proviamo a partire dall'inizio e cioè dalla costruzione dell'attrezzo.
In comemrcio si trovano anche già fatti, ma oltre ad avere un costo abbastanza elevato, sono solitamente muniti di 50 ami e considerato che la legge permette la messa in mare di 200 ami perchè non sfruttare questa possibilità? E poi quando ci si costruiscono le cose da soli c'è sempre la grande soddisfazione nel vedere che funzionano.
Cosa ci serve?
200 ami del 1/0, naturalmente con l'occhiello e belli rubusti.
Circa 2000 metri di cordino da 1,5 mm, che si trova facilmente dal ferramenta o nei negozi di articoli nautici, e 300 metri di filo di nylon dello 0.50 che servirà per i finali.
E naturalmente il classico cesto (o cappello) che ci servirà per riporre il tutto.
Riguardo al cesto fate attenzione perchè a volte vengono venduti senza il sughero attorno al bordo, nel caso chiedetelo perchè altrimenti non avrete il posto dove appuntare gli ami.

Per la calata invece ci serviranno:
due bandierine segnalatrici (ricordo che qualsiasi cosa calata in mare necessità delle opportune segnalazioni) 2 piombi di circa 2 kg che abbiano al centro una U rovesciata alla quale legheremo il trave del palamito e la corda che terrà la bandierina, e del cordino sempre da 1,5 mm o anche un po' superiore (la cui lunghezza varia a seconda della profondità a cui calaremo il palamito) che sarà la nostra CALUMA, cioè la corda che come detto poco fa si collegherà dal piombo alla nostra bandierina.

Andiamo comunque con oridne iniziando con la costruzione.
Personalmente per comodità quando faccio un palamito parto sempre dai finali, comunque poi ognuno procede come meglio crede.
Taglieremo degli spezzoni di nylon di circa 1 metro ai quali legheremo tutti i nostri 200 ami. (magari teniamoci appena sopra il metro perchè tra il nodo che va fatto sul trave e quello all'amo perderemo qualche centimetro)
Una volta legati tutti gli ami prederemo il nostro trave e dopo averne legato un capo a uno dei fori che si trovano sulla parte posteriore del cesto, conteremo una decina di metri di corda e poi inizieremo a legare il primo finale.
In questa fase possiamo adottare un sistema che rende il tutto più sicuro in fase di calata.
Se sappiamo già la profondità a cui vogliamo calare possiamo lasciare circa 4-5 metri di trave in più rispetto all'altezza del fondo prima di legare il primo finale. Questo consentirà di far arrivare il piombo a terra prima che i finali con gli ami inzino a scendere in acqua, rendendo meno rischiosa l'operazione della calata, soprattutto se si è alle prime armi. Provate ad immaginare cosa potrebbe succedere se il trave, con 2 kg di piombo attaccato, vi scivolasse di mano, mentre il piombo è ancora a mezz'acqua;gli ami partirebbero come proiettili e nel malaugurato caso uno si pianti in una mano sarebbe una situazione veramente pericolosa,
Ma torniamo alla costruzione.
Va da se che man mano che procederete adagerete il trave all'interno del cesto, facendo attenzione a seguire sempre il senso circolare del cappello, onde evitare che si ingarbugli tutto ancora prima di cominciare.Gli ami invece li appunteremo al sughero, mettendoli uno in successione all'altro. Non preoccupatevi del nylon dei finali, man mano che piantate un amo fatelo scendere all'interno del cesto, vedrete che se disponete sempre gli ami uno di seguito all'altro non ci saranno problemi di attorcigliamenti.
Ognuno ha le sue teorie, in merito alla lunghezza e alla distanza tra un finale e l'altro.
Io considero soprattutto il numero di ami con cui armo un palamito. con 200 ami, se porrò tra un finale e l'altro più di una decina di metri mi ritroverò a calare per quasi 3 km, e sorpattutto nella fase di salpaggio la fatica sarà veramente notevole, quindi di solito mi oriento
distanziando i finali di circa 7-8 metri l'uno dall'altro.
Una volta terminato di legare tutti i finali (detta così sembra un giochetto ma è un'operazione che richiede il suo tempo) lasceremo altri 10-15 metri di trave libero e legeremo il capo rimasto ad un altro dei fori, o anche di più se vogliamo lavorare con la sicurezza cui accennavo prima.




Il palamito ora è pronto, non ci resta che andare in mare.

Il mare offre grandi possibilità, ma per essere sfruttate da parte nostra dobbiamo cercare di imparare a conoscere i suoi periodi, cioè quando un tipo di pesce si trova ad una data profondità, quali prede ci offre una stagione e quali un'altra.
Potrete leggere decine di articoli come questo, ma sono cose che si imparano soprattutto con l'esperienza diretta, perchè ogni posto ha le sue peculiarità e la pesca non è una scienza esatta dove 2+2 fa sempre 4. Ogni tipo di fondale e di profondità a seconda del periodo dell'anno ci offrono qualcosa di diverso.
Ad esempio nel periodo invernale, indicativamente tra novembre e febbraio, su batimetriche che si aggirano sui 18-20 metri con fondali sabbiosi e fangosi potremo facilmente incontrare razze,gallinelle,tracine, sugarelli e gronchi, mentre gli stessi pesci con l'avvicinarsi della stagione calda si sposteranno su profondità maggiori, nella mia zona che è quella dell'alto Tirreno, durante l'estate si trovano sui 60-70 metri.
Ma iniziamo a vedere cosa fare una volta raggiunto il posto che abbiamo scelto.

Mani particolarmente esperte possono innescare il palamito durante la calata, ma per comodità e maggiore tranquillità possiamo innescarlo mentre ci dirigiamo verso la zona di pesca. L'esca migliore, anche in termini di spesa, sono le sarde.
Personalemnte non innesco quasi mai la testa perchè ho potuto notare che viene gradita assai poco dalle nostre prede, ma comunque con sarde di buone dimensioni si riescono a ricavare 3 trancetti e quindi l'innesco per 3 ami.
A questo punto inizia la fase di calata vera e propria. Prendiamo la bandierina e leghiamo a questa la nostra caluma, che sarà avrà una lunghezza di poco superiore rispetto alla profondità dell'acqua. Legheremo l'estremità libera della caluma all'occhiello del piombo, e allo stesso occhiello legheremo anche il primo capo del palamito.
Poi getteremo la bandierina in mare e lentamente, e con piccoli colpi di motore, faremo scivolare in acqua la caluma. Arrivati al piombo lo adegeremo in acqua e tenedo in mano il trave lo faremo scendere. Qui si rivela la comodità di cui parlavo prima di avere il trave prima del primo finale di una lunghezza maggiore rispetto al fondale.Il piombo arriverà sul fondo prima che di dover iniziare a calare gli ami, quindi non ci troveremo tra le mani una corda intensione e potremo fare tutto molto più tranquillamente.
Anche quando inizieremo a calare gli ami ci aiuteremo con qualche colpo di motore, in modo da tenere la direzione che abbiamo scelto e per agevolare la fuoriuscita degli ami, tenendo sempre il trave ben disteso e quindi evitando possibili garbugli.
Arrivati alla fine degli ami dovremmo ripetere l'operazione fatta all'inzio con la caluma, solo questa volta la faremo al contrario.
Cioè legeremo il trave del palamito e la caluma al piombo, che faremo scendere in acqua prima della bandierina.Anche qui arrivati sul fondo legheremo la caluma alla bandiera e la getteremo in acqua.
Tengo a sottolinere l'importanza della manovra in questa pesca. Saper usare il motore nel modo corretto è importante, perchè altrimenti rischeremo di calare in malo modo, non mantenendo il trave ben disteso e quindi incappando nel concreto rischio di fare dei grossi garbugli.

A questo punto il palamito è in pesca. In genere lo si lascia in pesca per circa un paio di ore, ma nulla vieta di lasciarlo di più, anche se quel tempo è già sufficiente per sfruttare al meglio la pescata.

Ora bosogna procedere al sapaggio, che è un'operazione abbastanza faticosa, ma che ci da la soddisfazione di vedere i frutti di tutti i nostri sforzi. Una volta recuperata la bandierina procederemo a issare il piombo che portareà con se anche il trave del palamito e poi via con la forza delle braccia.
Man mano che salpiamo dobbiamo cercare di aver cura di riporre il trave e i finali con gli ami al meglio possibile nel nostro cesto, onde evitare di dover rifare per intero il palamito.
Se proverete questa pesca vi accorgerete di quanto possa essere faticosa, ma una volta salpato il palamito potrete avere la soddisfazione di avere in barca un ricco carniere riempito con una tecnica antica e affascinate.




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