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sabato 26 novembre 2016

Trote e non solo nel Torrente Parmagnola



di Damiano Merlini 

Il torrente Parmignola è un piccolo corso d'acqua che bagna le province di Massa Carrara e La Spezia. Nasce dal monte Pizzacuto, a circa 830 metri s.l.m, per poi sfociare in mare a cavallo tra il comune di Carrara e quello di Sarzana, sancendone il confine, a Marinella di Sarzana.
 Il tratto di cui vorrei raccontarvi è posto nella località detta "Molino del Lucco", poco sopra l'abitato di Casano di Ortonovo (SP). Il nome di questa località è indicativa della storia di tutto il torrente; infatti lungo il suo corso è possibile ricostruire secoli di attività di macinazione e lavorazione di olive e cereali. Sono ancora presenti resti di antichi mulini, alcuni dei quali oggi sono adibiti ad abitazioni private, di altri invece restano solo alcuni ruderi.
 L'ambiente che si incontra incamminandosi per lo stretto sentiero che costeggia il torrente nel luogo menzionato è assolutamente incantevole. Anche se siamo a meno di 5 km di distanza dal mare, il paesaggio è quasi montano, con bei castagni e grandi distese di agrifoglio e felci. Il torrente è detto tale per denominazione, ma ci troviamo di fronte a quello che assomiglia più ad un riale. La larghezza è scarsa, così come la profondità.
Sono presenti alcune buche di profondità variabile, ma mai (in condizioni di portata normale) andiamo oltre a 1,5 / 2 metri e comunque queste si contano veramente sulle dita di una mano.
Il resto sono piccoli raschi che si alternano ad altrettanto piccole buche. Nonostante tutto il torrente è abitato da una buona varietà di specie e una pescata in questi posti può regalare sorprese di ogni genere. A farla da padrone sono ovviamente le fario, con esemplari non certo di taglia mostruosa ma qualcuna accettabile, c'è appunto da considerare il tipo di ambiente dove vivono, ma veramente difficili da pungere; non mancano però barbi, anguille e vaironi.
La tecnica principe è senza dubbio la pesca al tocco: una teleregolabile di 7-8 metri è già più che sufficiente per affrontare questo fiumiciattolo.
Non sto a citare marche, modelli e quant'altro per il semplice fatto che io, alieuticamente parlando, sono un rozzo, o meglio un "grezzo" per dirla come si dice dalle mie parti e non bado molto a cosa sto usando, mi basta che funzioni e che si adatti al mio modo di pescare. In condizioni di portata normale, anche dopo qualche pioggia, una piccola spiralina, di 1,5 / 2 grammi, è la scelta assolutamente più efficace per sondare le acque. In bobina andrà bene uno 0.18 e per finale un 30/35 centimetri dello 0.14/0.12, quest'ultimo soprattutto nei periodi di secca in cui l'acqua diventa estremamente cristallina e la corrente si indebolisce notevolmente.
La montatura è quindi molto semplice: spiralina sulla lenza madre, micro girella e finale. La scelta dell'amo ricade inevitabilemte sul tipo di esca che vorremo usare. Personalmente, anche se micidiali, non uso mai "portasassi" o altre larve che posso trovare sul torrente. Già faccio danni andando a sforacchiare i pesci, preferisco quindi non importunare altri esseri che popolano il greto del corso d'acqua (i portasassi, solo per fare un esempio, si trovano sempre più raramente, mentre fino a qualche anno fa le pietre immerse nell'acqua ne ospitavano in quantità, quindi meglio lasciare tutto dove sta) e usare le i classici lombrichi o le camole.
In questo caso un amo del 4 o del 6 è sicuramente adeguato. Essendoci molte trote di piccola taglia/media taglia, penso sia sempre meglio usare ami generosi, onde evitare di rovinare pesci che sono abbondantemente sotto misura.
In particolari periodi, come ad esempio nei giorni subito successivi all'apertura, quando l'acqua è ancora abbastanza fredda e le trote molto "piantate" sul fondo, è utile pescare con una zavorra maggiore, in modo da pescare ben vicini al fondale e fare muovere lentamente il nostro innesco. In questo caso è valida anche una montatura con un piccolo "pallettone"; comunque restiamo semrpe nell'ordine dei 7/8 grammi, con un finale ridotto in lunghezza a 25/30 cm. La tattica poi fa il resto.
Ambienti così raccolti rendono necessario un approccio molto "soft", per evitare di allarmare i pesci.
 Oltre al tocco, una variante, può essere quella dello spinning ultra-leggero, nei pochi posti dove è possibile. Innanzi tutto c'è da considerare che si pesca spesso in zone in cui la vegetazione è molto folta e il lancio risulta estremamente difficoltoso e, in più, come dicevo prima, le buche dove solitamente stazionano le trote sono sempre molto piccole. Però ci si può comunque divertire usando dei piccoli grub, magari innescati su un amo con la testa piombata, fatti poi saltellare sul fondo, oppure piccoli rotanti nelle poche buche che consentono il loro utilizzo e un paio di mini minnows.
In questo caso è fondamentale una canna non più lunga di 180 cm, meglio ancora una da 150-160 cm. Oltre alle trote e ai barbi, un discorso a parte meritano le anguille. Durante le piene del torrente sono una preda assolutamente divertente da insidiare e, vista la bontà delle acque, sono ottime anche in cucina.
Per loro, considerando appunto che sono da cercare nei momenti in cui l'acqua è scura e la corrente è forte, potremo usare delle canne corte, montando sul mulinello un filo robusto (0.28/0.30) con un piombo da 30-40 grammi; una robusta girella e un finale di 25/30 cm dello 0.25/0.28 con un amo del 6 completeranno il nostro assetto di pesca. I serpentoni d'acqua vanno cercati ai margini delle buche, o comunque dove l'acqua rallenta leggermente. Si tratta quindi di una pesca  a fondo dinamica: cioè si sonda una buca e si resta fin quando ci sono catture, poi ci si sposta nella buca successiva. Valida è anche la pesca con la mazzacchera per le anguille.
Le acque del torrente Parmignola sono, dalle sorgenti fino al ponte col bivio che conduce al paese di Nicola, di categoria A, quindi nel tratto citato la pesca è chiusa dalla prima domenica di ottobre all'ultima di febbraio. Per pescare è necessaria la sola licenza B.

Il territorio comunale è attraversato principalmente dalla strada statale 1 Via Aurelia in direzione nordovest-sudest, nelle frazioni di Dogana e Luni Stazione. Da essa si dirama verso nordest la strada provinciale 24 che attraversa Casano e il centro storico e poi prosegue con la strada provinciale 54, nel comune di Carrara, collegandolo con Fontia, frazione di quest'ultimo e conviene chiedere in loco come raggiungere il torrente.