2.09.2010

La mazzacchera

Questa pesca, come la maggior parte delle pesche dei nostri nonni, unisce la grande semplicità delle attrezzature usate alla difficoltà che derivano dal dover usare il così detto “manico”. Qui l’abilità del pescatore non può essere coadiuvata da attrezzi iper tecnologici o da esche e pasture di ultima fattura. Qui ci siete voi, il fiume e i suoi abitanti. Il senso dell’acqua, l’esperienza maturata lungo le sponde di un fiume o di un fosso, la conoscenza degli anfratti e delle anse migliori sono valori imprescindibili ai quali non si può sopperire in alcun modo. La mazzacchera appartiene a quella categoria di tecniche che affondano le radici nella più antica tradizione piscatoria.
Dedicata prettamente alla pesca delle anguille, trova il suo utilizzo durante le piene dei fiumi, cioè quando la maggior parte delle altre tecniche risulta impraticabile e quindi rappresenta una validissima alternativa per non dover rinunciare alla nostra passione anche nei periodi in cui il meteo ci è avverso. Parlavamo di semplicità dell’attrezzatura: infatti ci servirà una comunissima canna di bambù lunga all’incirca 2,5-3 mt, e un bilanciere su cui appoggiare la canna, che potremo facilmente autocostruirci inchiodando due tavolette di legno, una che funga da base e l’altra perpendicolare alla prima. Nella parte alta di questa praticheremo un taglio a V che servirà da appoggio alla nostra canna e a posizionarla nel modo corretto durante l’azione di pesca. Alla punta della canna avvolgeremo un filo di nylon di grande diametro (0.50-0-60) o anche un comune spago, che sarà la nostra lenza. Ci servirà anche un piombo, possibilmente a palla, che varierà dai 50-60 gr se andremo in piccoli canali o fossi, ai 100-120 gr se invece pescheremo in fiumi con forti correnti o in caso di piene particolarmente violente. Ultimo accessorio che ci serve è l’ombrello in cui depositeremo le anguille appena pescate. In commercio esistono degli ombrelli appositi in rete e con un piccolo bordo nella parte superiore, ma sono abbastanza difficili da trovare. Potremo ovviare usando un normale ombrello il più possibile capiente e dalle stecche ben robuste. Ovviamente il tessuto di questi mette più a rischio di uscita le nostre prede,soprattutto se di grandi dimensioni, ma per ovviare a questo possiamo lasciare l’ombrello semi aperto, alzando così le pareti e rendendo più difficoltosa la fuga, oppure ancora più semplicemente potremo togliere subito le anguille più grosse non appena messe nell’ombrello.


A questo punto la nostra attrezzatura è completa, adesso dobbiamo costruire l’insidia vera e propria che consta in una grossa palla di lombrichi. Per ottenere buoni risultati con questa tecnica più che con altre è necessario conoscere quei piccoli accorgimenti che fanno la differenza tra una buona pescata e un cappotto quasi certo, e alla scelta della “materia prima” dobbiamo prestare la necessaria attenzione. I lombrichi perfetti non sono quelli che si trovano in negozio, bensì quelli di campo, che per le loro generose dimensioni si prestano alla perfezione, per non parlare del costo se considerate che per fare una mazzacchera decente sarebbero necessarie almeno 7-8 scatole di vermi. Vediamo ora che cosa ci occorre per dare vita alla nostra palla di vermi: procuriamoci un ago sui 20 cm, quelli da innesco vanno benissimo, e del filo di cotone il più resistente possibile.
Con un martello schiacciamo l’estremità senza punta dell’ago, questo ci aiuterà a tenere il filo di cotone ben saldo altrimenti scivolerà sempre, e fissiamo uno spezzone filo doppio di circa 1,5-2 mt facendo un nodino alle 2 estremità libere per non correre il rischio che i vermi infilati escano. Iniziamo ora a infilare i nostri lombrichi per il senso della lunghezza, facendoli scorrere sul filo. Lasceremo circa 10 cm di filo libero sia da un capo che dall’altro perché una volta infilati i vermi dovremo prendere i 2 capi e annodarli assieme in modo da formare una sorta di collana . Ripetiamo questa operazione con tutti i vermi a nostra disposizione, tenendo presente che più grande sarà la mazzacchera migliore sarà il suo risultato. Una volta ottenute le nostre collane (in linea di massima una buona mazzacchera si ottiene con 6-7 fili di vermi) inizieremo ad avvolgerle una per una attorno alle dita aperte della nostra mano, facendo fare 2-3 giri ad ogni spezzone e sovrapponendole una all’altra. Così facendo otterremo una grossa palla della lunghezza di circa 15 cm. A questo punto prederemo il filo della nostra canna, nel quale avremo già inserito il nostro piombo che non necessita di alcun fermo, e legheremo la matassa di vermi con 5-6 nodi semplici. La mazzacchera è completa, ora dobbiamo andare sul fiume.


Una volta scelta la nostra postazione srotoleremo il filo per la lunghezza della canna (o anche meno se l’acqua è particolarmente bassa) e adageremo la nostra mazzacchera nell’acqua, Il filo dovrà restare sempre in tensione, quindi per favorire il corretto posizionamento del filo e della mazzacchera stessa sarà utile far distendere il filo in acqua per tutta la lunghezza che abbiamo srotolato e poi abbassando la canna, che messo il filo in tensione andrà posizionata con un angolo di circa 30° sul bilanciere, permetteremo alla nostra esca di raggiungere il fondo nel punto preciso rispetto alla lunghezza della nostra canna e quindi avremo il filo perfettamente in tensione senza avere la necessità di srotolarlo o arrotolarlo ogni volta che alzeremo la mazzacchera. Altra operazione da fare è sistemare l’ombrello capovolto per metterci le nostre prede. È bene tenere conto che se l’argine è particolarmente basso sarà quasi inutile usare l’ombrello, in quanto sarà più rapido issarle direttamente sulla terra ferma. Come è facile capire la pesca si svolge tutta nel sotto sponda, infatti è in quella zona che le anguille concentrano la loro attività durante le piene. La mangiata sarà facilmente riconoscibile, infatti vedremo la punta tremare. A questo punto arriva forse la parte che richiede maggiore pratica, cioè il salpaggio dell’anguilla. Come avrete visto la mazzacchera non ha ami o ancorette; l’anguilla resterà attaccata alla palla di vermi con i sui piccoli denti e non lascerà la presa se noi la salperemo nel modo corretto, cioè con un movimento costante, né troppo lento né troppo veloce, senza strattoni e senza soste. Una volta arrivati al pelo dell’acqua accelereremo leggermente il movimento per metterla velocemente nell’ombrello o portarla all’asciutto. In questa fase prestate la massima attenzione perché è sufficiente un leggero abbassamento della canna o un leggero sfioramento dell’anguilla contro l’argine per perderla sicuramente. A giusta conclusione cercheremo di fornirvi alcuni piccoli espedienti e qualche consiglio per ottimizzare la nostra uscita e pescare in sicurezza. In assoluto il momento migliore è l'arrivo dell'onda di piena; in questo frangente le anguille che discendono il fiume assieme all'acqua saranno particolarmente attive.

Col tempo e la conoscenza dei corsi d'acqua che frequentate imparerete a capire quanto tempo occorre prima dell'arrivo della piena a seconda dell'intensità delle precipitazioni e coglierete sempre più frequentemente il momento propizio. A questo proposito teniamo a sottolineare che è importantissimo avere la massima attenzione andando a pescare in queste condizioni. La piena spesso ha effetti devastanti anche su piccoli canaletti, quindi tenete sempre in primo piano la vostra sicurezza e non andate a posizionarvi in quei punti che col salire del livello possono restare isolati o venire sommersi. La corrente aumenta velocemente e il livello sale altrettanto rapidamente, restate bloccati è un grosso pericolo che non bisogna assolutamente correre. Tornando al tema pesca; fermo restando che il momento migliore è quello descritto in precedenza, buoni risultati si ottengono anche al tramonto e durante le prime ore della sera. Durante il giorno le anguille rallentano la loro ricerca di cibo e le mangiate si fanno più sporadiche, salvo trovarci durante una piena di grande portata che riesce a tenerle in attività anche in queste ore.



Damiano Merlini

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