2.09.2010

Mnemiopsis leyidi: la "medusa mangia pesci"

E' arrivata anche qui, nel Mar Ligure. Vorrei però partire dicendo che non è una medusa, ma è un CTENOFORO; non sto a dilungarmi sulla distinzione (se avete interesse basta cercare su Wikipedia).
E' caraterizzato dal colore bianco, raggiunge al massimo i 10 cm di lunghezza, è praticamente trasparente e ha due file di tentacoli coi quali cattura plancton, larve e crostacei allo stadio giovanile. Non è pericolosa per l'uomo, visto che i suoi tentacoli non sono urticanti come quelli delle meduse, ma svolgono la loro funzione grazie ad una sostanza posta alla loro estremità che fa letteralmente appiccicare le prede.

Rappresenta però un potenziale grosso pericolo per gli abitanti del mare.
Negli anni 80 è apparso per la prima volta nel Mar Nero, a quanto pare trasportato dalle acque di zavorre delle petroliere USA (le cui coste sono il suo habitat naturale), e in seguito alla sua proliferazione ci fu un drastico calo del pescato, con ricadute economiche importanti oltre che ambientali.
Sembrava che questo essere fosse destinato a restare confinato in quelle acque, invece circa 2 anni fa è stato avvistato nell'Adriatico e adesso ha fatto la sua comparsa anche luongo le coste occidentali.

La prima segnalazione di una loro massiccia presenza risale alla fine di luglio ed è arrivata grazie alla campagna "OCCHIO ALLA MEDUSA" di cui potete un poster esplicativo cliccando QUI
Il contatto con questo nuovo inquilino del nostro mare è arrivato proprio dalle mie parti, con precisione dalle acque di San Terenzo in provicia di La Spezia.

Quello che è necessario sottolieare è che sia la carta stampata che alcune riviste on line hanno dato un quadro abbastanza confuso su questo animale, dipingendolo come un predatore vorace di pesci e crostacei.
La sua pericolosità deriva dalla sua dieta e dalla mancanza nei nostri mari di pesci che possano mangiarli.
Infatti come predatore si nutre di plancton e altri organismi pelagici che rappresentano il primo gradino della catena alimentare, togliendo di fatto nutrimento agli altri animali.
A questo è bene aggiungere anche le responsabilità dell'uomo che con lo sfruttamento sconsiderato del mare e il costante inquinamento ha dato un grosso contributo nel ridurre il numero di pesci autoctoni che avrebbero potuto tenere sotto controllo il proliferare di questo animale.

Un altro pericolo da inquinamento biologico che potrebbe rivelarsi molto più serio di quanto si possa pensare.




Damiano Merlini

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