3.09.2012

Il Po a Casale Monferrato

Abbandonata la terra torinese e quella vercellese il Po mette “acqua” nella provincia alessandrina o per meglio dire ai piedi delle colline di Casale Monferrato (36.000 abitanti circa) con una portata d’acqua già degna di nota ancor prima che Sesia, Tanaro e Ticino pensino a renderlo maestoso qualche decina di km più a valle. Una diga costruita nel 1874, per permettere l’uscita del canale Lanza, ne sbarra il corso poco a monte dell’abitato cittadino formando due ambienti diversi.



All’apparenza calmo e imponente a monte e dotato di cospicue correnti a valle della citata diga prima di formare lunghe e profonde lame massificate fin verso la frazione di Terranova. Prima della diga 2 (prima erano unite) isolotti allungati formano uno strano scenario. Hanno resistito all’ ultima alluvione alcune casette dove prima vi era un villaggio “domenicale”.



In città una bella passeggiata si alza in sponda orografica destra alta sul fiume fino al ponte; le rive del fiume invece sono lasciate all’incuria e difficile trovare postazioni ben curate su una lama dall’apparenza ottima per la pesca a passata.
Chi vuole può pescare invece risalendo per l’argine in sponda sinistra olografica (argine Morano) o prendendo una delle sterrate che dipartono dalla strada che collega Casale a Terranova.
Anche prendendo Viale Lungo Po verso Torino e successivamente via 20 settembre e poi strada alla diga troverà postazioni ed anzi arriverà sotto la diga. Cosa pescare? Gli inossidabili cavedani resistono ancora anche se in calo ed è per assurdo più facile imbattersi in esemplari di taglia extra che in quelli di pezzatura media.
Nelle veloci correnti in estate è il rotantino argentato classico del N 1 o 2 ad essere l’esca vincente a spinning; Per contro quando la temperatura si abbassa minnows di taglia media indurranno all’attacco questo vorace onnivoro.
Non si abbia paura di eccedere nelle dimensioni in quanto il ciprinide non esiterà ad aggredire quello che lui crede cibo ben conscio che nella stagione rigida ogni occasione non è assolutamente da perdere vista la scarsità di minutaglia. Stando nell’ambito della pesca a lancio incredibile ma vero vi è la possibilità, anche se rara, di aggancio di qualche trota marmorata nella zona sottostante la diga e nelle correnti più a valli.



Esemplari di tutto rispetto che abbisognano di attrezzatura potenti ma soprattutto di tanta e tanta pazienza. Quindi canne anche di cm 270, mulinelli caricati con un buon 0.28 o trecciatino dello 0.12, rotanti del N 5 e tandem , qualche grosso ondulante per le correnti più impetuose sono le armi per insidiare il salmonide unito a minnows di buone dimensioni che tengano il fondo.
Questo naturalmente specie nelle correnti e nel periodo di apertura alla pesca alla trota. Sembra che sia già arrivato anche l ‘ aspio ma non si sa bene in quale quantità. Di grossi qualcuno se ne è già presi.
Ed in inverno? E’ naturalmente Mister Esox ad attirare la nostra attenzione e lo insidieremo con le stesse armi prima descritte aumentando però le dimensioni del filo e non dimenticandoci di inserire fra filo ed esca un cavetto di acciaio per evitare recisioni da parte di qualcuno dei 700 denti che fanno parte dell’apparato boccale del luccio.



Ci recheremo a monte del diga dove l’acqua più calma è più idonea alle caratteristiche di vita dell’ esocide. Inoltre una grossa piena di qualche anno fa ha dato vita alla formazione di una lanca facilmente raggiungibile coll’auto. Nella stessa, restando nel discorso spinning, potremo trovare dei Black Bass nel periodo caldo che seppur non raggiungendo dimensioni ragguardevoli offriranno divertimento aggredendo le nostre esche siliconiche. Pur non raggiungendo grosse profondità ed attestandosi su un massimo di 2 metri la lanca offre buone possibilità di pesca, specie all’inglese, con la cattura di carassi, scardole e carpe di piccole medie dimensioni innescando il classico bigattino o il polivalente chicco di mais.
Siamo entrati nel regno delle esche naturali e quindi della pesca a passata e a ledgering. Beh veramente vi sarebbe anche il carpfishing ma oltre alla disquisizione se le boiles possano essere considerate naturali oppure no vi è da dire che in questa tecnica sono abbastanza ignorante conoscendo tutto al più quello scritto da vari colleghi. Di certo essa è praticata e a quanto di mia conoscenza anche con buoni risultati. Restando al galleggiante i miei posti preferiti sono in località Terranova.



Data la notevole profondità che raggiunge il Po nelle lame canne bolognesi di 7/8 metri sono le più indicate. Solite esche, soliti tattiche; da provare in inverno la pesca col fiocchetto di pane . Chissà che il famelico grosso cavedano sia in circolazione.
A ledgering invece si può agire in tutto il tratto casalese; Method con pastura arricchita da mais a monte della diga per carpe e carassi e pasturatori pesanti caricati con bigattini a valle della diga anche in inverno per la ricerca di grossi barbi attivi anche col freddo. Ho fatto questa ultima precisazione in quanto colla bella stagione la maggior parte delle volte ci troveremo attaccati all’amo barbetti non oltre i 100/150 grammi di peso che non sono certo il massimo per questa tecnica. Manca un pesce!!! E che pesce!!!

Odiato da tanti, amato da qualcuno anche in queste acque è bene presente il siluro con esemplari pescati vicino al mezzo quintale. Pescato con svariati sistemi in estate da molti è snobbato in inverno dove invece meriterebbe maggior attenzione. Specialmente gli esemplari di maggiori dimensioni hanno bisogno di un po’ di nutrimento specialmente se questo non è troppo difficile da catturare; cioè bisogna portarglielo il più vicino alla bocca.
Ecco quindi che non resta che cercarlo nelle buche più profonde che solitamente sono all’ inizio di grosse primate.
Certo che la possibilità di avere a disposizione una barca e l’ecoscandaglio aiuta parecchio. Di facile reperibilità negli allevamenti ma di difficile conservazione (occorre buon ossigenatore) in questa stagione l’esca migliore è la trota iridea che risulta molto vivace. Di certo in inverno non lo pescheremo di notte ma piuttosto in pieno giorno e possibilmente nelle giornate di sole che intiepidiscano leggermente l’acqua. Pescando con il grosso galleggiante dovremo cercare una zona del fiume con corrente non troppo elevata cercando di sfruttare i rigiri e tenendo il pesce esca a 70/100 dal fondo.


 
Negozi di pesca e notizie
 
Cartosport (s.n.c.) Pesca Sport Cartoleria
15033 Casale Monferrato (AL) - Piazza Castello, 23 Tel :0142 7611
Mister Fish Strada Statale per Asti n. 7 CASALE MONFERRATO (AL) Tel/fax : 0142451793
 
Casale Monferrato si raggiunge uscendo al casello di Casale Nord dell’autostrada Voltri-Sempione. Saremo sulla strada che porta alla frazione Terranova che si raggiungerà svoltando a sinistra. Verso destra andremo verso la città e verso l’unico ponte che attraversa il PO.
 
Nel Monferrato si mangia bene e si beve ancora meglio:
alcuni piatti tipici della variegata cucina locale sono il bollito misto (sette tagli, sette ammennicoli, sette salse), gli agnolotti monferrini, la finanziera (ricco intingolo composto di frattaglie di pollo e di vitello con funghi e capperi), il fritto misto (piatto unico composto di cervella, animelle, fegato, polmone, e frittura dolce), la Tirà (torta rustica) e il Bunét (specie di budino).
Per finire il profumato tartufo bianco di Moncalvo, autentico protagonista della cucina piemontese. Questo accompagnato magari da Barbera del Monferrato; E’ giudicato il fratello minore del Barbera d’Asti, vino robusto, duttile per l’origine, la tecnica di cantina, l’età.
Da giovane è vivo, fragrante, di intenso colore, con gli anni diventa più morbido. Ha colore rosso vivo più o meno intenso, odore vinoso, accompagnato da sapore asciutto a volte leggermente abboccato, mediamente di corpo, talvolta frizzante. Si addice con molti tipi di primi piatti, antipasti, salumi, bolliti misti, carni bianche e arrosti leggeri. Va servito a 18° C. Oppure dal Ruche’ di Castagnole Monferrato E’ prodotto con le uve dell’omonimo vitigno presenti nelle colline della zona di Castagnole M.to (a nord-est del capoluogo).
Il vino ha un colore rosso rubino, non troppo carico, con leggeri riflessi violacei, talvolta anche tendenti all'arancio. L’odore è intenso, persistente, aromatico e fruttato, al quale si accompagna un sapore secco o amabile, armonico, talvolta leggermente tannico, di medio corpo con leggera componente aromatica. E’ un vino fine, da tutto pasto, si accompagna in particolare con piatti di carne rossa e selvaggina, formaggi forti a pasta dura, ma può anche essere consumato fuori pasto. Si serve a 20° C.
Di certo la specialità culinaria che più si ricerca nel Monferrato è il tartufo. Essi si dividono in due famiglie principali: le Tuberacee e le Terfeziacee.
Le più importanti specie di tartufi ricercate e conosciute per scopi alimentari appartengono al gruppo delle tuberacee che pur essendo classificate come funghi ipogei, possono in determinate condizioni affiorare dal terreno. Esse vivono in simbiosi con piante come querce, pioppi, noccioli, salici, faggi ed anche conifere. La stagione migliore è l’autunno ma vi sono anche specie che crescono nelle altre stagioni. La specie più pregiata è quello di quercia che è bitorzoluto e scuro.