5.14.2012

Persico reale

Persico Reale al Quinto Sella
La seconda parte, riguardante il lago di Varese, è stata liberamente tratta da un opuscolo della provincia varesotta a cui hanno collaborato gli Ittiologi Puzzi e Ceccuzzi, già autori di interviste nel sito P&P e che ringraziamo.

Specie moderatamente eurialina. Di indole gregaria, nei primi anni di vita forma branchi di centinaia d’individui, mentre gli esemplari più anziani tendono a condurre vita solitaria. Il persico reale preda spesso crostacei, questa sua caratteristica lo configura come buon candidato per la lotta biologica alla specie alloctona gambero rosso della Louisiana . Riproduzione - Il persico reale raggiunge la maturità sessuale all’età di due anni. La frega si svolge da marzo sino a giugno - luglio.
La deposizione avviene in prossimità della riva con modalità collettive, ogni femmina viene seguita da numerosi maschi. Le femmine, a secondo della loro taglia, emettono da 16.000 a 44.000 uova del diametro di circa 2 mm, raccolte in cordoni che aderiscono al substrato.
Dopo circa 2 - 3 settimane, nascono le larve, di 4 o 5 mm, che dopo il riassorbimento del sacco vitellino, cominciano a cibarsi di microrganismi planctonici come dafnie, crostacei copepodi e rotiferi. Essenziale per il buon fine della stagione riproduttiva è la presenza di vegetazione sommersa a cui possano aderire le uova, in particolare dei canneti. Dove questi habitat vengano distrutti si assiste anche ad un calo della presenza di persico reale. (tratto da scritti del dottor Porcellotti) . Raggiunge i 60 cm di lunghezza, ma la taglia mediamente non supera i 20 cm.Vive fino a 20 anni.
Al contrario di altri percidi come il lucioperca e l’acerina ha abitudini diurne.Depone le uova, in relazione alla temperatura ambientale, tra febbraio e la fine di luglio (in Italia di solito tra aprile e maggio).



Le uova hanno un diametro di 2-2,5 mm e sono protette all’interno di lunghi nastri di muco che le femmine distendono tra i rami delle piante acquatiche. Per questo per la riproduzione predilige acque basse con fitta vegetazione o con abbondante presenza di radici. La schiusa si ha dopo 2-3 settimane: le larve misurano 5 mm e, riassorbito il sacco vitellino, si riuniscono in grandi banchi nelle acque superficiali lungo le rive.
IL persico reale è un affascinante predatore anche nella sua bellissima livrea ma è purtroppo da tempo in declino numerico e dove non lo è la maggior parte degli individui è al di sotto della misura minima di legge . Cementificazione dell’alveo ,cancellazione o diminuzione da parte dell’uomo di habitat importanti quali lanche e bracci secondari dei fiumi, nuovi predatori, scarsità di piccoli pesci sono le cause più importanti. Ne resistono ancora discrete popolazioni in alcuni luoghi comunque.

Benché surclassato nelle simpatie degli amanti dei predatori come lucci, siluri, perca, aspio, black bass e trote catalizza le simpatie della maggior parte di chi pesca per la bontà delle sue carni.
Il persico reale vive nelle acque ferme e moderatamente correnti dei fiumi di pianura e nei laghi non disdegnando i canali e cataletti. . Canneti, alberi in acqua ed altra vegetazione sono ottimi spot per il persico, ma nei laghi ,può darsi che stia proprio dove il fondale fa dei gradini, dei cambiamenti repentini di profondità.



Nei grandi laghi, ottime informazioni le potremo trarre dalle reti dei “professionisti”; Più che altro dovremo seguirli quando le depositano visto che è usanza mettere sul fondo da parte di questi signori dei quadrati di fascine appesantite di qualche decina di metri di lato in modo che il persico si rifugi e si riproduca lì.
Il reale comunque può spostarsi spesso in branchi, anche molto numerosi, e se oggi ce ne possono essere tantissimi, non è detto che domani ce ne saranno ancora e questo era appurabile meglio molti anni fa nei grandi fiumi. Comunque dove stazionano bei branchi di alborelle è facile che vi sia anche lui.

Esso abbocca a invertebrati come bigattini e vermi,
Persico reale a ledgering
a piccoli artificiali ma soprattutto era usato ed è usato il pesciolino vivo e specialmente il cobite e in alternativa (quando questo divento raro e costoso) la piccola alborella. Nei laghi si pescavano le alborelle cogli scoodibou cioè amettiere con ami piccoli e un minuscolo tubetto di plastica che agitato attirava l’alborella. Ma prima di recuperare il pesciolino si lasciava un po’ in zona la lenza colla speranza che l’alborella venisse “magnata” dal persico. Ad onor di cronaca venivano usate le lanziettiere che erano amettiere ma con molti più ami ….ami chiamiamoli ami
Essenzialmente, ci sono due alternative per pescare il persico reale: col galleggiante e a fondo.
Una bolognese da passata, che supporti galleggianti di una certa misura, è utile per pescare i persici col galleggiante, un mulinello che possa contenere un po’ di 0,18-0,16, piombi per tarare e ami da trota del 6/8 completano l’attrezzatura.

Il galleggiante deve essere rapportato alle dimensioni dei pesci esca: indicativamente dai 5 ai 12 grammi ed averne anche di scorrevoli per i laghi profondi.
Per tarare il galleggiante teniamo conto del peso e dei movimenti del pesce esca anche se la taratura esatta non è per nulla determinante vista l’ abboccata decisa del tigrato dopo qualche sussulto del tappo.. La profondità la valutiamo con una sonda di generosa grammatura, e peschiamo ad una spanna dal fondo.

Meglio scegliere i pesciolini più piccoli, sicuramente meno dei dieci centimetri, anche se bisogna dire che il reale non si spaventa di fronte a prede di “grosse dimensioni” anzi, molto spesso ingoia prede grandi quasi quanto lui! L’altra tecnica consiste nel pescare il reale “a fondo”.



Ci serve una canna da trota laghetto o similare con un mulinello caricato con 0,16-0,20 ,dei piombi scorrevoli (ad esempio quelli molto semplici allungati ed intagliati di diverse grammature e alle due estremità i tappetti in plastica in modo da poterli cambiare senza rompere la montatura) di giusta grammatura per l’eventuale corrente e per la distanza di lancio, girelle, ami del 6/8 e naturalmente, il vivo. Il terminale dovrà essere abbastanza lungo. Abbiamo due alternative: lanciamo e lasciamo il tutto lì in attesa di avvertire i colpetti del persico sul cimino, oppure, molto più fruttuosa, “strisciamo” il piombo sul fondo trascinando dietro l’esca; Oppure facciamo una via di mezzo.

C’è però un problema, pescando col piombo, specie a recupero, e cioè gli incagli.
Non è poi detto che la nostra esca viva sia attraente solo per i reali visto che può attrarre anche cavedani , black bass, lucioperca e aspi.



La perplessità di P&P è la piccola grandezza dei soggetti quasi ovunque. Vi sono troppi soggetti rispetto alla “pappa”? Non sarebbe meglio abbassare la misura minima? Sono solo interrogativi a cui gli ittiologi dovrebbero dare il loro parere.

CANNE PER LA PESCA DEL PERSICO REALE
Canna Maver Winner Spin Medium 2 Pezzi 2.40 mt [5/20 gr]

Canna Maver Winner Spin Medium 2 Pezzi 2.70 mt [6/25 gr]

Il Persico reale a Varese



Ringraziamo la Cooperativa Pescatori del Lago di Varese che ha contribuito in modo determinante alla riuscita del progetto e l‘Associazione APD Tinella‘72 (http://www.tinellanet.blogspot.com/ ) che ha concesso l‘utilizzo dell‘impianto ittiogenico di Groppello (Va), collaborando così alle attività di campo e di allevamento del persico reale.

Il Lago di Varese è un corpo lacustre di piccolo-medie dimensioni, collocato tra le colline moreniche della zona nord-occidentale subalpina lombarda. Di origine glaciale, si è formato su depositi morenici e alluvionali di vario spessore, anteriori all’ultima glaciazione Würmiana.
Il suo bacino imbrifero si estende su di un’area piuttosto eterogenea per una superficie complessiva di 110 km2, giace su rocce calcaree, raramente affioranti, le quali conferiscono al Lago una buona capacità tamponante ed elevata alcalinità.

Gli unici due immissari significativi sono il Canale della Brabbia, che riversa nel Lago di Varese le acque in uscita dal Lago di Comabbio ed il Torrente Tinella che nasce dal Campo dei Fiori e sfocia in zona Groppello di Gavirate; l’unico emissario è il Fiume Bardello, che origina dalla punta occidentale del Lago per sfociare poi nel Lago maggiore.
In base al rapporto tra il volume del Lago e la portata media dell’emissario, il tempo teorico di ricambio è calcolato in 1,9 anni. Come in tutti i corpi idrici isolati, anche nel Lago di Varese la composizione della comunità ittica autoctona o naturale, risalente ai periodi antecedenti la forte antropizzazione, era senza discussioni il risultato di un equilibrio raggiunto tra specie ricoprenti differenti nicchie ecologiche‖ che nel corso dell‘evoluzione del Lago avevano trovato tra di loro un compromesso ecologico.



Tale composizione naturale tuttavia non ci è nota con certezza e possiamo solamente tentarne una ricostruzione sulla base delle caratteristiche del Lago e delle poche testimonianze scritte, oltre che della memoria dei pescatori più anziani. Già nel corso del XIX secolo furono introdotte alcune specie alloctone, quali il persico sole ed il persico trota. Nel XX secolo poi, fin dagli anni ‘50, è iniziato un drastico decremento delle popolazioni di salmonidi, particolarmente esigenti, seguito dalla diminuzione di tutte le altre specie sensibili agli stress ambientali, quali il persico ed il luccio che per il ruolo di predatori terminali autoctoni sono particolarmente vulnerabili.
Alla fine degli anni ‘80 risale la scomparsa o quasi dell‘alborella la cui popolazione mostrava però, già da almeno un decennio, i primi segni di sofferenza sulla base delle informazioni sul pescato. L‘attuale composizione del popolamento ittico, può essere valutata dall‘analisi dei dati relativi alpesce sbarcato dai pescatori professionisti della Cooperativa Pescatori Lago di Varese. Questa è ormai per lo più caratterizzata da popolazioni ciprinicole limnofile particolarmente tolleranti come la scardola ,la carpa ,la tinca ,il gardon ed il carassio.

Particolarmente interessante è la presenza, seppure sporadica, della trota fario di ceppo atlantico che negli ultimi anni, anche grazie ad una campagna di semina, viene significativamente catturata nel Lago sia dai pescatori dilettanti che dai professionisti. La sua presenza potrebbe essere legata a qualche delimitata zona di risorgiva in Lago, in grado di mantenere temperature e concentrazioni di ossigeno idonee a questa esigente specie, anche nel periodo estivo.
La comunità ittica del Lago di Varese è stata modificata in maniera profonda anche a causa delle immissioni, accidentali o volontarie, delle numerose specie alloctone che attualmente rappresentano numericamente oltre un terzo delle specie presenti, ma che dal punto di vista energetico rappresentano un carico ben superiore.
Il peggioramento della qualità delle acque ha contribuito alla definitiva affermazione di specie ittiche euriecie quali il gardon (R. rutilus) immesso nel Lago da pescatori dilettanti ed il carassio (C. carassius), specie invasiva presente nel bacino fin dagli anni ‗90. Quest‘ultima specie, essendo particolarmente resistente all‘anossia, è diventata in breve tempo una delle componenti più abbondanti della comunità, sia in termini numerici che di biomassa.



Oltre al carassio ed al rutilo, è la sempre più evidente presenza di predatori quali il siluro (Silurus glanis), il lucioperca. Il promo oggeto di interventi di eradicazioni proprio dalla GRAIA, come potete leggere in altri articoli sul sito, (Sander lucioperca) ed il pesce gatto (Ictalurus melas-studio del dottor Ceccuzzi presente nel nostro sito), a costituire motivi di squilibrio della comunità ittica.
Tali modificazioni rappresentano un danno ingente non solo dal punto di vista faunistico-naturalistico, ma anche dal punto di vista economico, danno della pesca professionale che si era sviluppata nei secoli scorsi e che costituiva ormai una componente importante nell‘equilibrio del Lago oltre che dell‘economia locale.

Distribuzione

Il persico rappresenta l‘unico percide autoctono delle acque interne dell‘Italia Settentrionale ed è una specie in grado di adattarsi a numerosi ambienti, dai grandi laghi ai fiumi di pianura ricchi di vegetazione acquatica ed ostacoli sommersi.
In Italia, l‘areale di distribuzione originario era limitato al settore nord-orientale del distretto Padano-Veneto (Ticino, Po, Adige, Isonzo, laghi prealpini), ma nel corso degli anni la specie è stata introdotta anche nell‘Italia centrale e meridionale, in alcuni casi con grande successo. La riproduzione della specie, nei laghi prealpini, avviene tra la seconda metà di aprile e la seconda metà di maggio, quando la temperatura dell‘acqua è compresa tra 12 e 14°C.


In ambiente naturale la maturità sessuale è solitamente raggiunta dal secondo anno di età per i maschi e dal terzo anno per le femmine. Il persico non mostra dimorfismo sessuale tranne che durante il periodo riproduttivo, quando le femmine gravide di uova presentano il ventre gonfio e la papilla urogenitale sporgente ed i maschi espellono sperma, se maneggiati.
La femmina, depone le uova in un unico nastro ovarico (di forma cilindrica cava) sulla vegetazione acquatica o su rami sommersi. Questo, in base alle dimensioni della femmina, può contenere dalle 5.000 alle 120.000 uova. I nastri ovarici vengono deposti su substrati lontani dal fondale, per permettere una migliore ossigenazione delle uova ed evitarne il collassamento.

Le uova hanno un diametro compreso tra 1,0 e 2,0 mm in relazione alla taglia della femmina; dopo la fecondazione e l‘idratazione il diametro aumenta raggiungendo dimensioni comprese tra 1,9 e 2,8 mm. La misura delle larve alla schiusa dipende dalla popolazione di origine e dalla taglia dei riproduttori, normalmente presentano una lunghezza compresa tra 4 e 5 mm ed un peso inferiore ad 1 mg (0,4-0,8 mg).
Dopo il riassorbimento del sacco vitellino (5-8 giorni), la larva è in grado di catturare prede con dimensione inferiore a 190 μm (Tamazouzt et al., 1998).
Malgrado il persico alla stadio giovanile ed adulto abbia abitudini carnivore, la taglia delle larve risulta molto piccola (≈ 6 mm), paragonabile a quella di piccoli ciprinidi come ad esempio l‘alborella.

Negli ultimi anni, le buone prospettive di mercato e la ricerca di nuove specie candidate per l‘acquacoltura, hanno fatto crescere in Europa l‘interesse verso il pesce persico, sia per quanto riguarda la produzione di filetto per il consumo umano, sia per la produzione di giovanili destinati a programmi di ripopolamento (Craig, 2001).
Esemplari adulti di pesce persico mantenuti in cattività, possono ovulare spontaneamente, sia in presenza che in assenza di substrati adatti alla deposizione (es. rami sommersi).

Per questo motivo, la cattura di riproduttori selvatici in ambiente naturale, pochi giorni prima del periodo riproduttivo, è un‘attività praticata da parte di molti allevatori per la produzione di larve in cattività. La deposizione può avvenire spontaneamente in vasche nelle quali sono presenti entrambi i sessi.
La percentuale di fertilizzazione delle uova varia mediamente tra il 65–70% ma può raggiungere anche il 90- 100%.
È anche possibile praticare la fecondazione artificiale a secco con i nastri ovarici, controllando la deposizione da parte delle femmine e la fertilizzazione mediante spremitura diretta dei maschi sopra gli stessi nastri. Con questo metodo si possono ottenere percentuali di fecondazione superiori a quelli della fecondazione naturale (80- 97%). La riproduzione semi-naturale, in ambiente controllato, è comunque preferita in quanto evita la manipolazione dei riproduttori (Craig, 2001).

Incubazione delle uova

I nastri di uova vengono comunemente incubati su fili di supporto o altri tipi di substrati (sia artificiali che naturali), all‘interno di trogoli di acciaio inox che garantiscono una sufficiente ossigenazione delle uova; in alternativa possono essere usati vasi di Zug o McDonald, nei quali il nastro è libero di fluttuare nella corrente idrica ascensionale che si crea al loro interno.
Il numero di uova presenti in un nastro può essere stimato effettuando un rapporto fra il peso totale del nastro dopo l‘idratazione e il peso medio delle uova. Nastri prodotti da grosse femmine (1,5 kg) possono essere lunghi anche 2,5 m e contenere più di 120.000 uova (Craig, 2001).

II tempo d‘incubazione delle uova è temperaturadipendente ed i dati disponibili indicano un intervallo compreso tra 90 e 243 gradi/giorno (GG)1 dal momento della fertilizzazione alla schiusa. Thorpe (1977) e. Kestemont et al. (1999) hanno osservato che all‘interno di uno stesso nastro, ad una temperatura di 15 °C tra le prime uova che si schiudono e le ultime passano circa 5 giorni, che si riducono a 3 se la temperatura è di 19 C°.
1 II nastri di uova vengono comunemente incubati su fili di supporto o altri tipi di substrati (sia artificiali che naturali), all‘interno di trogoli di acciaio inox che garantiscono una sufficiente ossigenazione delle uova; in alternativa possono essere usati vasi di Zug o McDonald, nei quali il nastro è libero di fluttuare nella corrente idrica ascensionale che si crea al loro interno.

Il numero di uova presenti in un nastro può essere stimato effettuando un rapporto fra il peso totale del nastro dopo l‘idratazione e il peso medio delle uova. Nastri prodotti da grosse femmine (1,5 kg) possono essere lunghi anche 2,5 m e contenere più di 120.000 uova (Craig, 2001).
II tempo d‘incubazione delle uova è temperatura dipendente ed i dati disponibili indicano un intervallo compreso tra 90 e 243 gradi/giorno (GG)1 dal momento della fertilizzazione alla schiusa. Thorpe (1977) e. Kestemont et al. (1999) hanno osservato che all‘interno di uno stesso nastro, ad una temperatura di 15 °C tra le prime uova che si schiudono e le ultime passano circa 5 giorni, che si riducono a 3 se la temperatura è di 19 C°.



La taglia delle larve risulta molto piccola (≈ 6 mm), paragonabile a quella di piccoli ciprinidi come ad esempio l‘alborella. Le piccole dimensioni alla nascita hanno a lungo limitato lo sviluppo di tecniche di larvicoltura adatte a questa specie.
A partire dagli anni ‘90 però, l‘interesse è cresciuto al punto che sono state sviluppate diverse metodologie di allevamento, sia con tecniche estensive che intensive. Le principali problematiche che si devono affrontare per lo svezzamento larvale sono così riassunte: Le piccole dimensioni dell‘apertura buccale e dell‘intestino
La dipendenza da prede vive
La difficoltà nell‘accettare una dieta formulata in polvere o in micropellet, durante la fase di svezzamento,
la fragilità propria delle larve
il cannibalismo.

A causa di queste problematiche, nella maggior parte degli allevamenti europei si è preferito, fino a pochi anni fa, adottare tecniche di allevamento estensivo o semiintensivo allevando il persico in laghetti fertilizzati, vasche all‘aperto o gabbie galleggianti. Ultimamente l‘applicazione della tecnica dell‘allevamento con ricircolo dell‘acqua (RAS), dove le condizioni ambientali sono stabili, ha permesso di raggiungere ottimi risultati anche con questa specie.

Allevamento in vasca out-door e in-door

L‘allevamento del persico in vasca è sicuramente una delle tecniche più diffuse, presentando molti vantaggi rispetto all‘allevamento in laghetti o in gabbie galleggianti.
Tale metodo permette infatti un migliore monitoraggio delle condizioni di allevamento, un maggiore controllo delle malattie, delle parassitosi e del cannibalismo.

Come detto in precedenza, le larve di persico alla nascita hanno un‘apertura buccale molto piccola e dipendono da una dieta composta da prede vive almeno per i primi 20 giorni di vita (Tamazouzt et al., 1998).
Nella maggior parte dei casi le larve vengono alimentate con zooplancton (es. nauplii di Copepodi), raccolto direttamente in bacini fertilizzati posizionati vicini all‘allevamento.
Il plancton viene poi suddiviso per dimensione attraverso una serie di setacci. In mancanza di ciò le larve possono essere allevate utilizzando colture artificiali di rotiferi come Brachionus calyciflorus o nauplii di Artemia salina che permettono ottime performance di accrescimento ed elevati tassi di sopravvivenza.



Le larve di persico infatti, possono catturare nauplii di μm) già quando hanno raggiunto una lunghezza di 6 mm, raggiungendo percentuali di sopravvivenza anche del 70% rispetto allo stock iniziale.
Pur essendo disponibili mangimi di elevata qualità nutrizionale, formulati per larve conPur essendo disponibili mangimi di elevata qualità nutrizionale, formulati per larve con apertura buccale molto piccola (< 200 μm), questi non possono essere utilizzati come cibo starter per il pesce persico in quanto difficilmente accettati.
In numerose prove, effettuate in cattività, utilizzando mangime artificiale fin dalla nascita, le percentuali di sopravvivenza si sono mostrate molto basse, non superando il 20-30% (Tamazouzt et al., 1998). Sono stati effettuati molto studi per determinare la temperatura ottimale di allevamento del pesce persico, risultata essere compresa tra 21 e 23 °C (Mélard et al., 1996).

Larve e post-larve di persico però sopravvivono difficilmente agli sbalzi termici, di conseguenza, la maggior parte degli allevamenti che effettuano svezzamento in vasca utilizzano sistemi RAS dove le condizioni ambientali possono essere grandemente più stabili.
Le condizioni di temperatura variabile che caratterizzano le vasche all‘aperto, con ricambio continuo di acqua, consentono sopravvivenze talvolta molto limitate.

Pond fertilizzati

Anche se l‘allevamento in laghetti fertilizzati è ampiamente praticato in acquacoltura, soprattutto nella porzione orientale dell‘Europa, solo recentemente il persico è stato allevato per scopi commerciali o di ripopolamento con questa tecnica.
Storicamente nelle policolture estensive il persico è stato considerato una specie ―invasiva‖ a causa della sua forte competizione alimentare con altre specie allevate (i.e carpa, tinca, ecc..) e la predazione attiva verso le classi giovanili di talune specie.

L‘allevamento in laghetti fertilizzati di giovani di persico destinati ad aziende che effettuano ingrasso e commercializzazione per consumo umano è tradizionalmente praticato in Francia, in Irlanda e nella Repubblica Ceca.
Nel Nord della Francia, alcuni allevatori producono persico in monocolture, oppure in policoltura in laghetti di grandi dimensioni, abituando progressivamente gli stock allevati ad accettare una dieta formulata in vasca o direttamente nei laghetti. In Irlanda, l‘allevamento di giovanili di persico in laghetto è una tecnica relativamente nuova, in parte a causa della predominanza di allevamenti dedicati ai salmonidi ed in parte alla limitata tradizione e familiarità con le tecniche di acquacoltura estensiva.

Nella Repubblica Ceca invece, la produzione di giovanili ed adulti di persico avviene sia in monocoltura che in policoltura, assieme alla carpa. In Italia, a parte in rari casi di policoltura, non sono ad oggi noti esempi di allevamento del persico con questa tecnica.
Accanto alla produzione di giovanili di persico, eventualmente abituati ad accettare una dieta formulata, l‘allevamento in laghetto include anche il mantenimento di uno stock di riproduttori e la produzione di pesci di taglia commerciale per la vendita diretta al consumatore. Tra i vantaggi dell‘allevamento del persico in laghetti fertilizzati, il più importante è la grande ―rusticità‖ che caratterizza gli stock e che li rende molto indicati in programmi di ripopolamento.

Alla fine del mese di maggio 2008, 2009 e 2010, è stata effettuata una prova di accrescimento di larve di persico, nelle acque di una risaia ritirata dalla produzione agricola.
La Comunità Europea, per far fronte agli eccessi produttivi di cereali, ha contingentato le produzioni agricole fino alla fine del 2008 (Regolamento CE n. 1272/1988), invitando gli agricoltori a destinare una parte della superficie agricola alla non coltura o ad usi alternativi (terreni detti set-aside), il tutto collegato ad incentivi economici ed ai criteri d‘attuazione della politica agricola comunitaria (PAC).

E‘ stata individuata una risaia disponibile nelle vicinanze del Comune di Mortara (Pv) ed il 25 maggio 2008, il 30 maggio 2009 e 2010, vi sono state immesse circa 30.000 larve ottenute da un nastro deposto in vasca dallo stock di riproduttori del Tinella.
La superficie messa a disposizione è stata di circa 1200 m2. L‘acqua usata per il riempimento della risaia derivava in parte da una risorgiva localizzata vicino alla risaia stessa ed in parte da un canale irriguo. Il flusso d‘acqua poteva essere regolato a piacere, entro 0,2 ed 1,2 m3 min- Nel 2010, a differenza delle due annate precedenti, la risaia è stata preparata con un solco centrale profondo circa 90 cm e largo 1,5 m.

Questo solco è stato ideato per poter facilitare le attività di recupero del pesce e per ridurre la predazione da parte di uccelli ittiofagi come la garzetta (Egretta garzetta)e l‘airone cenerino (Ardea cinerea), nella zona molto abbondanti. Nello stesso tempo il solco potrebbe facilitare lo sviluppo dello zoobenthos importante alimento per gli avannotti di persico.
Durante le prove, ogni 15 giorni, sono stati monitorati i principali parametri chimico-fisici dell‘acqua in ingresso ed in uscita: concentrazione e percentuale di saturazione di ossigeno, temperatura e pH.
Oltre a ciò, con scadenza mensile, è stato effettuato un monitoraggio dell‘accrescimento dello stock. Con l‘ausilio di una ―bilancia‖ con maglia da 0,5 cm venivano pescati circa 50 individui sui quali venivano effettuate una serie di misurazioni biometriche: lunghezza totale (cm), lunghezza standard (cm) e peso (g). Durante i campionamenti veniva anche osservato l‘aspetto esterno degli individui catturati al fine di determinare la presenza di parassiti o segni di batteriosi in corso.

Il 18 settembre 2008 ed il 12 ottobre 2009, la risaia è stata svuotata e tutti gli individui presenti (n ≈ 13.500 nel 2008 e n ≈ 15.600 nel 2009) sono stati prelevati e trasportati presso l‘incubatoio ittico del Tinella. Dopo un periodo di quarantena, circa il 90% di essi è stato liberato nel Lago mentre una piccola parte è stata mantenuta in impianto ad integrazione dello stock di avannotti presente.
I campionamenti effettuati nella risaia per il monitoraggio dello stock, hanno mostrato una crescita costante in tutte e due le annate.
Tenendo conto che la prova del 2010 è tutt‘ora in corso, riportiamo comunque i primi dati relativi al tasso di accrescimento delle post-larve immesse.

Come mostrato in Figura 4.19, il peso medio degli avannotti derivanti dalla risaia alla fine di settembre 2008 e 2009 (rispettivamente 2,17±0,6 g e 2,19±0,7 g) non mostra differenze significative, (p>0,05). Come riportato nello stesso grafico, effettuando un confronto tra pesci allevati in vasca ed in risaia per le tre annate, il peso medio finale degli avannotti allevati in risaia nel 2008 e nel 2009, è risultato significativamente inferiore (p<0,05) rispetto a quello ottenuto in vasca (5,08 ±1,6 g).
I primi dati rilevati alla prova 2010, che al momento della stampa è ancora in corso, mostrano per il mese di luglio un peso medio delle post-larve di 1,48 g (± 0,37), anch‘esso significativamente inferiore (p<0,05) rispetto a quello dello stock allevato in vasca (2,08±1,6 g) (Figura 4.19).

Effettuando però un confronto tra il peso medio dei persici allevati in risaia nel mese di luglio 2010, con quello delle due annate predenti, si osserva che le post-larve allevate nel 2008-2009 sono significativamente più piccole (0,27±0,1 g) rispetto a quelle allevate nel 2010 (p<0,05). Tenendo conto di tale tasso di accrescimento, riportiamo in Figura 4.19, un tentativo di previsione del peso che potrebbero raggiungere gli avannotti nel mese di agosto e settembre 2010.
Questo dato che è del tutto previsionale e andrà poi confermato durante i prossimi campionamenti, mostra performance di accrescimento sicuramente migliori rispetto a quelle osservate precedentemente.
Il maggiore tasso di crescita che si sta prospettando per il 2010, potrebbe essere dovuto innanzitutto alla presenza del solco al centro della risaia precedentemente descritto, che funge sia da rifugio che da zona di foraggiamento per gli avannotti. Oltre a ciò la presenza del solco ha limitato anche lo sviluppo eccessivo di macrofite acquatiche (i.e Carex sp.), che nel 2008 e nel 2009, avevano invece raggiunto densità tali da limitare gli spostamenti degli avannotti i quali stazionavano nelle zone dove la densità di piante acquatiche si era mantenuta più bassa.
Negli stessi anni, a causa di questa grande produzione di piante acquatiche in pochi centimetri d‘acqua, anche la ricerca dell‘alimento potrebbe essere risultata difficoltosa, innescando fenomeni di competizione intraspecifica e cannibalismo.

A questo proposito, potrebbe essere consigliabile in futuro un diserbo preventivo della risaia in aprile-maggio, prima dell‘immissione degli avannotti. Inoltre anche le condizioni metereologiche, verificatesi nel 2010, potrebbero avere favorito il crearsi di un substrato alimentare particolarmente ricco.

http://www.youtube.com/watch?v=bo7X8U7SWgg

Trentino- Trote (ma non solo)-turismo e Mountain Pike

Walter&Walter La figlia di Walter Arnoldo Ad inizio luglo 2017 parto alla volta di Levico Terme e del suo lago ...