9.05.2016

Pesca in città ovvero Street-Fishing



Pesca in città
Testo e fotografie di Marco Altamura



Le ultime tendenze dello spinning identificano nello “Street-Fishing” la nostra tecnica preferita praticata in tutti quei luoghi ad alta antropizzazione e in un contesto prettamente urbano , lontano cioè dal paesaggio bucolico nel quale solitamente siamo soliti pescare , svolta con esili attrezzature ed artificiali dal peso e dalle dimensioni molto contenute. In realtà il problema risiede solo nell’uso della nomenclatura esterofila in quanto da tempo immemore l’uomo pratica la pesca all’interno del tessuto urbano vicino a fiumi , laghi e torrenti ; il termine anglofono quindi è più una trovata pubblicitaria per promuovere e commercializzare prodotti dedicati dei quali , a mio parere , non esiste una vera e propria improrogabile esigenza .
Ben inteso , non voglio assolutamente fare una sterile polemica su questa “nuova” tecnica alieutica , quanto piuttosto affermare che è possibile divertirsi pescando anche in città senza necessariamente accollarsi costosi esborsi per l’acquisto di un’attrezzatura specifica . Ben venga dunque l’avvicinamento di un pubblico giovane con nuove idee nel settore spinning , ma senza la creazione di false esigenze che arricchiscono solo ed esclusivamente gli interessi di alcune persone scevre di reali contenuti . Lo spinning è da sempre una disciplina semplice ed essenziale e chi come me ha iniziato a praticarlo fin dagli anni ’70 crescendo con il concetto di andare sul fiume o al lago solo “con una canna ed una manciata di artificiali” non può tradire questo spirito pionieristico abbracciando esigenze solo di tipo commerciale .
Da quando faccio parte del Rapture Pro Team sono venuto a conoscenza di un’Azienda dinamica che , partendo dai capisaldi che identificano la disciplina dello spinning , ha saputo apportare innovazioni di qualità senza creare falsi bisogni e mantenendo uno standard qualitativo alto avvalendosi di collaboratori seri e preparati . Con queste persone ho testato attrezzi ed artificiali al contempo innovativi e fedeli alle tradizioni , il tutto con un rapporto qualità/prezzo veramente sorprendente . Questa doverosa premessa mi serve per affermare con forza che non è necessario stupire a tutti i costi per guadagnarsi effimere fette di mercato , ma è sufficiente fare bene il proprio lavoro restando sempre saldamente ancorati alle tradizioni ed ai principi inderogabili di una disciplina . Ricordo con un velo di malcelata nostalgia quando , in tempi non sospetti , praticavo “la nobile arte” con una classica mt. 2,10 in fibra di vetro e senza l’ausilio di fantasiose alchimie catturavo persici reali , cavedani , lucci e trote lacustri in grande quantità ; erano i primi anni ’80 e fin da allora , in compagnia dei miei amici più fidati , ero solito pescare anche nei contesti urbani delle cittadine lacustri del lago d’Iseo , del Garda , del Lario e del Maggiore . Il teatro delle nostre scorribande erano i lungolago ed i porticcioli di cittadine come Lovere , Castro , Pisogne , Lazise , Como , Lecco , Mandello , Verbania e Stresa . Di pesci se ne catturavano tanti , anche se non potevamo vantare un’attrezzatura all’avanguardia come quelle che oggi la tecnologia ci mette a disposizione . Logicamente in tutti questi anni c’è stata una grande evoluzione nei materiali ,
nelle tecniche di assemblaggio degli stessi e nella produzione di artificiali , con un‘innegabile vantaggio per noi lanciatori che oggi godiamo anche del piacere di utilizzare certe canne e certi mulinelli , e non solo del piacere della cattura fine a se stessa . Noi non lo sapevamo a quei tempi , ma stavamo praticando una forma pionieristica di “Street-Fishing” anche se con l’utilizzo di artificiali non specifici e dalle dimensioni non sempre contenute , tecnica oggi molto all’avanguardia soprattutto tra le giovani leve dello spinning . Bene , per riportare il discorso ai giorni nostri e non tediare con ricordi più o meno piagnucolosi, proprio con attrezzature Rapture sono solito affrontare queste situazioni “urbane” alla ricerca di una folta schiera di predatori che abitano tali acque ; solitamente mi approccio con un’attrezzatura che prevede l’utilizzo di due canne , la prima una Intruder da mt. 2,40 con potenza di lancio gr.14/40 per lo spinning ed il jigging , la seconda una Delsol sempre da mt: 2,40 ma con potenza di lancio gr. 3/15 per la tecnica del drop-shot che pratico molto volentieri ogni qual volta trovo uno spot adatto .
In questi ambienti caratterizzati da diverse strutture e manufatti , è importante pescare “precisi” con lanci mirati e , una volta con il pesce in canna , sapersi destreggiare tra i vari ostacoli presenti in acqua quali funi , boe , pali d’attracco , pontili ed imbarcazioni ; pescando a spinning classico utilizzo la Intruder e come artificiale è frequente l’uso di minnows dall’assetto neutro che vengono attaccati indistintamente da tutti i predatori così da considerarli dei veri e propri jolly in grado di regalarci un grande divertimento . All’interno di questa classe di artificiali ho una predilezione per quelli di tipo “lipless” ( senza paletta direzionale) che utilizzo indistintamente in recupero o in caduta (wobbling ) . Le prede spaziano dai cavedani , ai persici reali , ai lucioperca e a qualche trota di lago quando il clima è ancora freddo . Ricordo una cattura di un lucioperca di piccole dimensioni effettuata con il lipless Slash Stick con finitura Clown lasciato cadere sul fondo con il suo movimento “wobbling” ed il relativo fulmineo attacco del percide .
Anche gli spinnerbaits sono artificiali che amo particolarmente e che mi consentono la cattura di qualche bel lucciotto soprattutto in primavera ; sempre utilizzando la canna Intruder poi una larga fascia di preferenza è rappresentata dalla pratica del jigging con artificiali siliconici , nella fattispecie lo Swing Shad , il Rib Slim Shady , lo Xciter Shad ed il mitico Power Shad di casa Rapture innescati su jigheads da 10/12 grammi su ami n° 3/0 o 4/0 e fatti lavorare sul fondo nei pressi di strutture e manufatti in cemento . Le vittime principali di questa tecnica sono rappresentati dai lucioperca , dai lucci e da qualche grosso persico reale , non tralasciando il sempre possibile incontro con il cavedano di taglia. Ho un ricordo recente della cattura di un lucioperca di circa tre kg avvenuta sul Maggiore nei pressi di un vecchio imbarcadero; il predatore striato ha attaccato con ferocia un Rib Slim Shady con finitura chartreuse-ghost e poi si è lasciato immortalare in una foto con una turista russa anch’essa accorsa sul posto ed esaltata dalla bella cattura . Ad avvalorare l’efficacia di tali siliconi , proprio quest’anno mi è capitato di effettuare un’insolita cattura di un pesce che non si può certo codificare come predatore : in uno dei tanti lanci effettuati all’interno di un porticciolo nel centro di Como , avverto un deciso attacco al mio artificiale al quale rispondo prontamente con una robusta ferrata ; subito avverto trattarsi di un pesce di taglia anche se il suo comportamento è quantomeno insolito , fatto di puntate vigorose verso il fondo ma portate con ritmo più lento rispetto un luccio o un lucioperca . Nella luce del crepuscolo infine appare in superficie una maestosa tinca stimata sui 2,5 kg che tiene ben saldo nella sua bocca carnosa di colore rosato il mio Xciter Shad finitura smoke-blue armato con una testina da 12 gr. su amo n°3/0 ; l
o stupore è tanto , ma fino ad un certo punto in quanto sono più che convinto che tutte le categorie di pesci , compresi i planctofagi e gli erbivori , una volta raggiunta una certa taglia non disdegnano un succulento pesciolino se ben presentato . D’altro canto mi è già capitato più di una volta di catturare grosse carpe regina in fiume con un minnow affondante da nove centimetri mentre stavo insidiando grosse trote marmorate e lacustri di risalita . Sempre con questi shads siliconici sono innumerevoli le catture di persici reali , lucioperca e lucci nell’arco degli anni negli spot “cittadini”, argomento di questo scritto . Con la seconda canna citata, la Delsol, attuo una tecnica da me molto apprezzata , il drop-shot , spesso e volentieri adottata quando si tratta di insidiare pesci di taglia non eccessiva nella colonna d’acqua vicino al fondale quali black bass , persici reali e lucioperca ( tale tecnica fa parte degli approcci cosiddetti “finesse” specifiche per il bass ) .
Questo meraviglioso metodo prevede l’utilizzo di una zavorra a fondo lenza di forma cilindrica o sferica e , mediante un nodo “Palomar” , il fissaggio di un amo specifico ad una trentina di centimetri dal piombo ; l’amo si trova ad essere posizionato sulla linea principale senza alcun bracciolo ma legato direttamente in posizione orizzontale e con l’ardiglione rivolto verso l’alto . Questa posizione consente ferrate sicure ed una presentazione estremamente naturale del piccolo shad siliconico . A tal proposito utilizzo in preferenza piccole imitazioni di pesce della lunghezza di 3,0 inch ( 7,5 cm ) anche se la tecnica prevede si possano usare anche imitazioni di creatures ( ninfe , gamberi , vermi , ecc. ) . Per ciò che riguarda la zavorra , prediligo quelle a forma sferica ( Round Sinker ) del peso di ¼ di oncia ( 7,0 gr. ) non disdegnando all’occorrenza anche quelle a forma cilindrica (Stick Sinker ) qualora mi trovi ad operare su fondali particolarmente accidentati . Rapture produce questi speciali piombi rivestiti con una particolare verniciatura che non consente all’acqua di entrare in contatto con il piombo e al contempo assicura un buon effetto mimetico . Gli ami dedicati denominati Drop Shot sono a filo sottile adatti all’innesco di siliconi di profilo ridotto e allo stesso tempo abbastanza robusti da affrontare anche combattimenti con lucci , lucioperca e grossi black bass .
Dopo queste necessarie precisazioni tecniche a favore dei neofiti che volessero intraprendere questa meravigliosa branca dello spinning “finesse”, passiamo alla pesca vera e propria che si può svolgere con questo metodo in due diverse modalità: la prima si basa sulla sensibilità del pescatore a percepire le tocche dei vari predatori e presuppone buone doti di percezione tattile , la seconda ,da me preferita , si basa su una pesca “a vista” e presuppone una visione diretta dell’attacco del pesce alla nostra imitazione .
Il nostro combo piombo-amo-silicone si troverà a “saltellare” tra gli ostacoli del fondo imprimendo con il vettino della canna piccoli colpetti che daranno vita allo shad rendendolo estremamente adescante ; gli attacchi saranno diversi a seconda del tipo di predatore e comunque sempre molto emozionanti . Ovviamente ogni spot ha le sue caratteristiche e al variare di queste si potranno variare anche zavorra e distanza dell’amo da questa rendendo così possibile sondare diversi strati d’acqua laddove i pesci risulteranno attivi . Praticare questa tecnica in ambienti urbani è molto divertente e , oltretutto , consente un approccio vincente nei confronti di pesci sottoposti ad una grande pressione di pesca ; dove le altre tecniche dello spinning falliscono , il drop shot regala momenti di pura adrenalina avendo ragione dei predatori più smaliziati ed apatici . Quindi dai grandi laghi , ai tratti cittadini dei fiumi , canali , rogge e torrenti , potremo praticare il nostro sport preferito a contatto del tessuto urbano delle città che così non ci appariranno più come fredde e distanti , ma saranno parte integrante e paesaggio circostante le nostre uscite di pesca , avvicinandoci così ad esse senza l’alone di diffidenza che le caratterizza .

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Questa volta sono col signor Francesco Frigenti nato a Nocera Inferiore (SA )   nel    1978   e residente a San Valentino Torio in Ca...