9.29.2016

Pesca nella Diga di Mongrando/Ingagna (BI)



Il Lago dell'Ingagna o Lago di Mongrando è un invaso artificiale situato all'altezza di 365 m s.l.m. che sbarra il Torrente Ingagna in comune di Mongrando (BI); l'invaso si estende a monte della diga anche sui territori di Graglia e Netro, sempre in provincia di Biella.
Torrente Ingagna

Il lago è situato circa un km ad ovest dell'abitato di Mongrando e si allunga lungo la valle dell'Ingagna in direzione di Netro. La strada di servizio raggiunge la diga da sud partendo dalla frazione Prelle (Mongrando), mentre sulla sponda settentrionale, per buona parte in comune di Graglia, sorgono le frazioni di Vagliumina e di Colla di Netro oppure si  accede dalle frazioni confinanti (Aralgrande e San Michele ) o dal comune di Netro

Il lago è circondato da boschi e lambisce una zona dove tradizionalmente erano attive piccole fucine che fabbricavano utensili metallici.

La diga dell'Ingagna è alta 50 metri ed è stata completata negli anni novanta del Novecento. L'invaso, della capacità di 8 milioni di metri cubi, è gestito dal Consorzio di bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese per un uso irriguo a servizio anche dell'agricoltura tramite un impianto di irrigazione a pioggia, come da disciplinare di uso n.12 del 03/07/1987 del Provveditorato regionale alle opere pubbliche per il Piemonte.
L'idea di aumentare la capacità dell'invaso, portata avanti dal consorzio per poter ridurre gli effetti di eventuali annate siccitose sulle colture agricole, si scontra da anni con perplessità a proposito del suo impatto ambientale e della sicurezza della diga.
All'uso irriguo del lago si affianca un utilizzo idropotabile; la captazione è gestita dallaServizio Idrico Integrato S.p.a., la società che gestisce i servizi idrici di alcuni comuni biellesi e di buona parte del vercellese. L'acqua del lago è stata anche utilizzata per lo spegnimento di incendi scoppiati nella zona circostante, in particolare nella bassa 
Valle d'Aosta. La diga dell'Ingagna è alta 50 metri ed è stata completata negli anni novanta delNovecento. L'invaso, della capacità di 8 milioni di metri cubi circa , è gestito dal Consorzio di bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese per un uso irriguo a servizio anche dell'agricoltura.. 

All'uso irriguo del lago si affianca un utilizzo idropotabile; la captazione è gestita dallaServizio Idrico Integrato S.p.a., la società che gestisce i servizi idrici di alcuni comuni biellesi e di buona parte del vercellese. L'acqua del lago è stata anche utilizzata per lo spegnimento di incendi scoppiati nella zona circostante, in particolare nella bassa 
Valle d'Aosta. Il fondale è fangoso e sporco.

Sono presenti parecchie carpe anche se non di peso grosso come in altri spot ma comunque roba di 12-13 kg con sporadiche presenze di pezzatura maggiore...
Bisogna pasturare molto con boiles diverse da quelle che usano gli altri possibilmente vicino agli ostacoli colla frizione chiusa in modo che non si intanino e ferrare subito al bip bip. Presenti anche se non in maniera massiccia altri ciprinidi. Discreta ,per l’ attuale situazione ittica, la presenza di persici reali e qualche Black bass da pescare a spinning o con esche naturali visto che è acqua ciprinicola.
Avendo a disposizione piccoli pesci vivi , compreso gli introvabili cobiti, una buona pescata si può fare. E se per i Black bass consiglio il rilascio faccio il contrario per i persici reali che sono una delizia del palato. Catture di lucci mai fatte e mai sentite fare anche se credo che qualche esemplare ci sia. Vi sono state immissioni di trote in passato di sicuro ma attualmente non saccio come è la situazione.

Licenza: Governativa


Negozi Pesca: Capitan Custer a Gaglianico in Via Montegrappa 9. Molto gentile, affidale, onesto e prodigo di consigli



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Video:



9.27.2016

Ittiologo


Marmorata del Toce recuperata per spremitura



Chi è e che cosa fa un ittiologo? Di sicuro questa professione ha un nome particolare e non facile da ricordare, ma anche la sua parte pratica non è da meno. La sua "stranezza" deriva dal fatto che si tratta di un termine derivato dal nome usato nel greco antico per pesce. L'ittiologo è infatti una persona che si dedica alla salute dei pesci, una sorta di medico di questo tipo di fauna marina. Quella dell'ittiologo è una professione oggi abbastanza rara, ma che potrebbe rappresentare una interessante nicchia specialistica in alcuni campi di lavoro se le amministrazioni pubbliche dedicassero pù attenzione alle nostre acque ed alla natura nel suo complesso.




 
 
L'ittiologia è il ramo della zoologia che studia gli organismi comunemente intesi come "pesci", ovvero i pesci ossei quelli cartilaginei e gli Agnatha,*** che costituiscono il gruppo di vertebrati più numeroso, viventi nell'idrosfera. Mentre una maggioranza delle specie è stata probabilmente scoperta e classificata, approssimativamente 250 nuove specie sono ufficialmente registrate dalla scienza ogni anno. Secondo il FishBase, fino al 2011 sono state catalogate 32.100 diverse specie di pesce. Nel mondo vi sono più specie di pesce rispetto a tutti gli altri tipi di vertebrati: mammiferi, anfibi, rettili e uccelli.




 
 
***Gli Agnati (Agnatha Cope, 1889) rappresentano un gruppo di Vertebrati acquatici privi di mandibole e mascelle; ad oggi il valore sistematico di tale raggruppamento è caduto in quanto, se la presenza di un'arcata orale incernierata è considerata una sinapomorfia ed è quindi indice di un gruppo tassonomico (l'infraphylum Gnathostomata), così non si può dire della sua assenza: gli agnati rappresentano più una controparte parafiletica dei vertebrati gnatostomi piuttosto che un taxon.

I resti fossili più datati risalgono all'Ordoviciano e da queste specie pare si evolse per poi affermarsi il più grande ed eterogeneo gruppo degli Gnatostomi (Condroitti, Osteitti, Rettili, Anfibi, Uccelli e Mammiferi).
Vi erano inclusi i raggruppamenti Cyclostomata (parafiletico, comprendente gli ordini Myxiniformes e Petromyzontiformes) e gli ordini Arandaspida, Astraspida, Eterostraca, Anaspida, Galeaspida, Osteostraca, Telodonta (riuniti nel gruppo degli Ostracodermi, attualmente privo di valore tassonomico, e tutti estinti).






 
 
 
 
Si tratta di Vertebrati acquatici ancestrali, branchiati, dal corpo fusiforme o serpentiforme ed endoscheletro cartilagineo.
A differenza dei vertebrati Gnatostomi non hanno mandibole, sono dotati di una narice impari mediana (monorrini), i filamenti branchiali di origine endodermica sono racchiusi in tasche branchiali interne alle arcate branchiali (Endobranchiati) anziché esterne ad esse come avviene negli Gnathostomata (ectobranchiati). Le pinne sono ridotte, così gli occhi e la relativa porzione cefalica.

Le classi riunite nel gruppo degli ostracodermi erano caratterizzate da un dermascheletro di piastre ossee e per questo incluse in un unico raggruppamento; anche alla luce di sinapomorfie antecedenti condivise fra i ciclostomi e gli ostracodermi questi gruppi non sono più considerati di valore tassonomico in quanto polifiletici.
Le specie viventi, un tempo inserite nella superclasse Cyclostomata (in riferimento alla forma circolare dell'apertura boccale), appartengono agli ordini Petromizontiformi e Missinoidi. Il primo ordine comprende le Lamprede: la Lampreda di fiume (Lampetra fluviatilis) e la Lampreda marina (Petromyzon marinus). Dei Missinoidi sono note le missine (Myxine sp.) e i grossi Bdellostoma.

 
Come branca della zoologia l'ittiologia studia i pesci dal punto di vista evolutivo-filogenetico, morfologico, anatomico, fisiologico, ecologico, etologico e sistematico.
Come branca della paleontologia l'ittiologia studia anche i pesci, vissuti in ere geologiche passate, o meglio i loro resti fossili.



Non si può tuttavia diventare ittiologo e arrivare a svolgere questa professione senza una adeguata preparazione. Coloro che vogliono dedicarsi a questo settore devono infatti per lo meno conseguire una laurea in scienze biologiche o biologia marina e successivamente frequentare un master.


Di sicuro l’ittiologia, cioè la scienza che studia i pesci e tutte le loro caratteristiche, fisiologiche, genetiche, anatomiche, etc., praticamente tutti i pesci ossei e cartilaginei, in alcuni contesti può rappresentare un interessante sbocco di lavoro. Vediamo quindi attraverso questa piccola guida come cominciare a lavorare con ittiologo, come abbracciare la professione e compiere tutti i primi passi necessari.
Pseudorasbora alloctona

Si può il più delle volte interessare dalla fauna locale, di specie autoctone o particolari, anche in via di estinzione, o essere interpellato ogni qual volta si presenti un problema che riguarda il ripopolamento delle specie a rischio a causa di fenomeni connessi con la pesca o con altri episodi di questo tipo.

L’ittiologo studia tutti i fenomeni che interagiscono con l’habitat naturale e le sue eventuali alterazioni, eliminando o limitandone le cause.
 


In Italia diversi ittiologi lavorano ad esempio in Lombardia, dove troviamo un complesso sistema di laghi e fiumi popolati da un’ampia varietà di pesci locali. Consiglio vivamente la visita al Parco Ittico di Zelo Buon Persico (http://www.parcoittico.it/) adatto a grandi e piccini.
Un ittiologo però però anche lavorare presso un centro ittico o un allevamento, dedicarsi alla ricerca scientifica o lavorare per case editrici specializzate, che producono materiali per amanti della pesca e professionisti che si sono molto ridotte (ho collaborato con loro) sopratutto coll' avvento del Web.. A volte può dedicarsi anche alla protezione e alla salvaguardia dei parchi marini.
Un ittiologo può inoltre lavorare anche come consulente. Sono soprattutto le amministrazioni locali ad avere bisogni di lui, quando hanno il compito di gestire laghi e fiumi presenti nel loro territorio, soprattutto se si tratta di luoghi a contatto con zone industriali o grandi insediamenti urbani che rilasciano scarichi in zona. Ma anche associazioni di pescatori usufruiscono del suo lavoro per campionamenti, (esempio campionamnto al link: http://www.provincia.biella.it/on-line/Home/Sezioni/Cacciaepesca/PianoIttico.htmlincubazioni )e gestione incubatoi ed altro tipo dove collocare le fascine nei laghi (Usate per la riproduzione del per persico reale). In pratica entrano in acqua, aiutati delle volte da volontari specializzati, e stordiscono i pesci, li classificano per specie e per numero, li misurano, e li rilasciano;

Nel caso che la cosa avvenga per fare una riproduzione artificiali trattengono delle femmine e qualche maschio; Spremono le femmine e i maschi e delicatamente con una penna di uccello mescolano le uova collo sperma. Qualche incubatoio ma pochi hanno vasche di stabulazione per gli anni successivi seno altrimenti poi liberano i soggetti.




Tra i suoi compiti possono infine esserci anche quelli di recuperare e studiare in laboratorio alcune specie ittiche in difficoltà o di ripristinare l’equilibrio di un ecosistema, immettendo pesci predatori o necessari alla catena alimentare.


Si può il più delle volte interessare dalla fauna locale, di specie autoctone o particolari, anche in via di estinzione, o essere interpellato ogni qual volta si presenti un problema che riguarda il ripopolamento delle specie a rischio a causa di fenomeni connessi con la pesca o con altri episodi di questo tipo.
Marmorata
L’ittiologo studia tutti i fenomeni che interagiscono con l’habitat naturale e le sue eventuali alterazioni, eliminando o limitandone le cause.

Un ittiologo può inoltre lavorare anche come consulente. Sono soprattutto le amministrazioni locali ad avere bisogni di lui, quando hanno il compito di gestire laghi e fiumi presenti nel loro territorio, soprattutto se si tratta di luoghi a contatto con zone industriali o grandi insediamenti urbani che rilasciano scarichi in zona e molte volte il lavoro viene svolto gratis da ittiologi giovani per farsi conoscere; io stesso ho aiutato l' ittiologo Ceccuzzi in un campionamento nel canale Cavour quasi asciutto per fargli fare la carta ittica della provincia . Esperienza interessante svolta coll'elettrostorditore da parte dei volontari dell' APD Novara

Tra i suoi compiti possono infine esserci anche quelli di recuperare e studiare in laboratorio alcune specie ittiche in difficoltà o di ripristinare l’equilibrio di un ecosistema, immettendo pesci predatori o necessari alla catena alimentare oppure suggerire di eliminarne pesci alloctoni tipo il siluro. Cosa consigliata da tutti gli ittiologi e contrastata da 4 fanatici in barba a tutte le leggi regionali che su consiglio degli ittiologi ne vietano la reintroduzione.
Interessante la vista di pesci "invisibili" dato la loro piccola grandezza come l'alloctono Rodeo Amaro o la nostrana Lampreda di ruscello oppure il ghiozzo di acqua dolce. e lo scazzone


 

Il percorso formativo può variare a seconda del settore in cui si vuole operare. Si può scegliere tra Biologia, Scienza ambientali o Zoologia.
 


Tutelare l'ambiente naturale può essere una grande opportunità, non solo per salvaguardare il patrimonio del Paese, ma anche per trovare un lavoro. Ne è convinto Maurizio Penserini, biologo ittiologo, socio fondatore del Mediterranean Trout Research Group e ricercatore dei " giardini dell'acqua" di Collagna (Reggio Emilia),(http://www.igiardinidellacqua.com/) uno dei più importanti allevamenti di trote in Italia, che con Labitalia fa il punto della situazione del settore. Ci vuole molta passione dice e del resto lo stesso Mediterranean trout research group nasce dalla passione per l'ambiente e per gli animali acquatici raggruppando professionisti nel settore della veterinaria, della biologia e delle scienze naturali.

Il percorso formativo racconta Penserini può variare a seconda del settore in cui si vuole operare. Si può, infatti, scegliere tra le facoltà di Biologia, Scienze naturali e ambientali oppure Zoologia. L 'ittiologo lavora per il recupero, produzione, allevamento e forniture di specie native a rischio di estinzione come lo storione e la trota marmorata.
Per la selezione di parchi riproduttori e miglioramento genetico delle specie allevate, ma anche per la progettazione e gestione di impianti di allevamento intensivo, semi-intensivo ed estensivo".

Il campo di lavoro -fa notare- se da una parte è molto vasto e offre diverse opportunità di lavoro, dall'altra costituisce un mercato di nicchia in cui la ricerca pura si intreccia con l'innovazione.

Ai"Giardinidell'acqua(http://www.igiardinidellacqua.com/) ricorda Maurizio Penserini- si fa anche progettazione e gestione di incubatoi di valle e impianti ittiogenici. Si effettua controllo sanitario, prevenzione e terapia nelle patologie in acquacoltura, oltre a consulenza e forniture in mangimistica e tecniche di alimentazione dei pesci allevati. E comunque un lavoro di gruppo. Il nostro lavoro sottolinea va anche nella direzione della tutela dell'habitat dei pesci. Nel nostro caso, ad esempio, se da una parte si tutelano le trote autoctone, dall'altra si opera anche per il ripopolamento attraverso l’attivazione di impianti ittiogenici.
Vasi Zug

Tra le principali strutture ittiogeniche per finalità conservazionistiche, ci sono gli incubatoi di valle di Fanano, di Fiumalbo, di Fontanaluccia a servizio della Provincia di Modena, gli incubatoi di valle di Minozzo, di Garfagno, di Roncopianigi, dell’Andrella a servizio della Provincia di Reggio Emilia, l’incubatoio di valle e impianto ittiogenico di Monchio delle Corti (Parma).

PDF molto intressante
 
 
http://www.pescaaltavallescrivia.org/file/pdf/Salmerino_Genova_dicembre_2014_def.pdf





Attraverso l'attività di assistenza ittiologica dalle regioni Alpine a quelle insulari, attraverso la conduzione e la direzione tecnica di ben 26 impianti ittiogenici, è già in corso il recupero di alcune varietà native di trota fario, di trota macrostigma e di trota marmorata per le politiche di ripopolamento e di reintroduzione nelle acque di competenza. Di sicuro è un lavoro, nella maggior parte dei casi, dove un guadagno sostanziale avviene dopo molti anni di pratica con gudagni modesti.
 
 
 
Credo che il grande mistero di questo ramo della scienza sia lo studio dell anguille o meglio come dopo la schiusa dell'uovo il giovane (che ha una caratteristica forma fogliforme e che prende il nome di leptocefalo)
fa il medesimo percorso fatto dalla madre al contrario per tornare in Europa nell'esatto luogo da dove essa proveniva, impiegando circa 3 anni per effettuare tutto il viaggio ed arrivando allo stadio di "ceca".
Nel mio acquario
Idem dicasi al contrario però per il salmone che ritorna al luogo dove è nato dopo una vita passata nel mare.

Parecchi gli studi anche non sui pesci ma sempre in ambito "acqua" come quello fatto dal noto Gilberto Forneris (Università di Torino) assieme al collega Merati sui sistemi di massificazione dei fiumi che manco a dirlo quello più costoso e meno efficace è il più praticato.



Peccato che ho perso il libricino avuto dalle sue mani in un convegno.

 
 
Link utili: http://www.aiiad.it/



Società di ittiologi:http://www.graia.eu/
 
Sito internet molto bello: http://www.ittiofauna.org/attivita/associazione/relazioni/index.htm

con 2 miei interviste al Web Master al link : http://pescambiente.blogspot.it/2011/11/l-del-web-intervista-stefano-porcellotti.html

https://pescambiente.blogspot.it/2017/06/ittiolo-italiano-della-provincia-di.html



Migrazione anguille
  https://www.youtube.com/watch?v=Xu6SWgplBNc


Migrazione salmoni
 
 
https://www.youtube.com/watch?v=EF9UGNn905Q


Servizio televiso di ittiologo
 
 
https://www.youtube.com/watch?v=hNJNFB4csg0


Incubatoio di Morgex (valle Aosta)
 
 
https://www.youtube.com/watch?v=hNJNFB4csg0




Allevamenti










9.23.2016

Pesci invisibili






 
Nelle nostre acque esistono dei pesci che definirei fantasma in quanto è quasi impossibili trovarli attaccati anche all' amo più piccolo che esista come il cobite bilineata , (comunemente noto come cobite italiano) è un piccolo pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia Cobitidae.(Canestrini 1986)

È endemico del bacino idrografico del Po e degli altri fiumi della pianura Padana fino a tutta l'Istria. Una popolazione disgiunta è presente in Croazia nel fiume Zrmanja. È stato introdotto in tutta Italia (grandi isole comprese), nel lago di Banyoles (Spagna) e nel bacino del Reno in Svizzera.


Vive in ambienti con acque calme o poco correnti su fondi di sabbia o fango, specie se ricchi di vegetazione acquatica.

Misura fino a 12 cm nelle femmine e a 6,5 cm nei maschi. Ma uno nella mia quarantenale carriera di piscatore l' ho preso!!!
È molto simile al cobite europeo da cui si può distinguere per la presenza di due punti neri sul peduncolo caudale.

Dimorfismo sessuale: oltre alla differenza di dimensioni negli esemplari adulti, nei maschi in livrea nuziale le due serie di macchie, allineate lungo la zona mediana e superiore dei fianchi, tendono a fondersi ed alla fine di questo processo (che dura pochi giorni) si osservano due fasce brune per ogni fianco (la superiore è talvolta più marcata). Durante l'anno, tuttavia i maschi è possibile distinguerli dalle femmine anche per le pinne pettorali più lunghe, acute e con il secondo raggio più robusto e più lungo degli altri (nelle femmine le pinne pettorali sono più corte, arrotondate e con il terzo raggio più robusto e più corto. A volte è possibile distinguere i maschi dalle femmine per la presenza della squama di Canestrini.


Vive fino a 4 anni. La riproduzione avviene in primavera ed estate. Le uova vengono deposte tra la vegetazione acquatica.
Sebbene questa specie sia stata introdotta in altri corsi d'acqua, essa oggi non è più comune ed il suo areale non è più in espansione; anzi, in alcune zone è in rarefazione: ad esempio in molte aree della Slovenia, ma anche in tutta la Pianura padana ed in molte zone dell'Emilia Romagna. Le cause del suo declino sono diverse; tra esse, l'inquinamento, la cattura in gran quantità quando si prosciugano i fossati per essere utilizzato come esca, anziché essere spostato in zone con acqua, e l'introduzione di specie alloctone, come il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), il pesce gatto (Ameiurus melas) ed il siluro (Silurus glanis), che predano questa specie cacciandone le uova, gli avannotti e gli adulti.


-Ghiozzo di fiume o Ghiozzo padano (Padogobius bonelli) è un pesce d'acqua dolce endemico dell'Italia settentrionale appartenente alla famiglia Gobiidae.[Il ghiozzo padano è diffuso naturalmente nei fiumi dell'Italia settentrionale (e del Canton Ticino in Svizzera), dal bacino del Po all'Isonzo da cui sconfina in territorio sloveno. A sud scende fino alle Marche. Una popolazione autoctona è presente nel fiume Zermagna in Croazia. È presente anche nel Lago di Garda e in altri grandi laghi prealpini.
È stato introdotto (
transfaunazione) con acclimatazione in diversi corsi d'acqua dell'Italia centrale e meridionale tra cui il fiume Ombrone in Toscana ed il Tevere, l'Amaseno ed il Mignone nel Lazio.
La specie è abbastanza tollerante in fatto di habitat, le sue principali esigenze riguardano la qualità dell'acqua, che deve essere ossigenata e limpida e la presenza di ciottoli di dimensioni abbastanza grandi, essenziali per la costruzione del nido. In generale abita la
Zona dei Ciprinidi a deposizione litofila scegliendo zone con corrente non eccessivamente forte.

Appare assai simile al congenere ghiozzo di ruscello ma presenta squame più piccole che sono assenti nella regione della nuca e non presenta canali mucosi sul capo.
La
livrea è brunastra chiara sul dorso con 4/5 fasce a sella marrone scuro e numerose macchie più scure sui fianchi mentre sul ventre è biancastra. Una macchia scura in genere ben visibile è presente all'attaccatura delle pinne pettorali mentre la prima pinna dorsale presenta una fascia grigio scuro a metà circa (il bordo della pinna è invece chiaro). Durante la riproduzione i maschi assumono un colore scuro, quasi nero.
Le dimensioni sono piccole, infatti la media è di 6-8 cm e un esemplare di 10 cm è quasi un record.



Ha abitudini essenzialmente notturne e sedentarie, non si sposta molto, in genere, dal suo territorio. Vive in piccoli branchi che si spostano assieme alla ricerca di cibo.

Il periodo riproduttivo va da maggio a tutto luglio, durante questo periodo in maschio diviene territoriale e difende un rifugio ricavato sotto un ciottolo in cui attira la femmina anche grazie all'emissione di suoni. Le uova vengono deposte sul soffitto del rifugio e vengono poi sorvegliate, difese ed ossigenate (mediante sbattimento delle pinne pettorali) dal maschio. Le larve hanno vita pelagica per alcuni giorni.
Si nutre di invertebrati bentonici, soprattutto di larve.

È danneggiato dall'inquinamento e dall'abbassamento delle falde.
La sua introduzione in corsi d'acqua dell'Italia centrale costituisce la maggiore minaccia per la sopravvivenza del congenere
ghiozzo etrusco

Padogobius nigricans Canestrini, 1867, conosciuto comunemente come ghiozzo di ruscello, è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia Gobiidae, endemico dell'Italia.




 
 
L'areale della specie è limitato al versante tirrenico dell'Italia centrale, tra il bacino del fiume Serchio a nord ed il fiume Amaseno a sud. La distribuzione della specie è comunque discontinua a causa di numerose estinzioni locali.
L'
habitat ideale della specie è nei corsi d'acqua con acque pulite, limpide, fredde e con corrente vivace, con fondo costituito da ciottoli abbastanza grandi (necessari per la costruzione del nido). La sua zona di elezione è nella Zona dei Ciprinidi a deposizione litofila.

È un tipico gobide nell'aspetto, con testa grande, pinne ventrali riunite a formare una ventosa, due pinne dorsali separate di cui la prima con raggi spiniformi e la seconda molle ed occhi che sporgono sopra il profilo della testa. Le labbra sono molto carnose.
La
livrea è caratterizzata da una macchia scura sull'opercolo branchiale branchiale e da 5/6 macchie scure a sella sui fianchi. La parte superiore della testa è marmorizzata di nero mentre il ventre è bianco giallastro. Alla base della pinna caudale è presente una fascia scura, le pinne dorsali hanno un'alternanza di fasce orizzontali grigio chiaro e scuro mentre la prima pinna dorsale è bordata di giallo arancio, quest'ultima pinna ha una macchia ocellare nel maschio. Il maschio in livrea nuziale è molto scuro, quasi nero.
Le dimensioni massime sfiorano i 10 cm ma sono usualmente assai inferiori, i maschi sono più grandi delle femmine.



La riproduzione avviene tra maggio e giugno, il maschio assume comportamenti di tipo territoriale difendendo un rifugio, scavato sotto un sasso, che funge da nido. Il maschio attrae la femmina nel nido con l'emissione di suoni. Le uova (100-350) vengono deposte sul soffitto della tana e vengono sorvegliate dal maschio fino alla schiusa.

Si ciba di piccoli invertebrati bentonici, soprattutto larve
La specie si è rarefatta in numerosi habitat a causa del calo del livello dei corsi d'acqua (e conseguente aumento di temperatura), dell'introduzione di predatori (trote) e dell'introduzione casuale del congenere ghiozzo padano, che risulta avvantaggiato nella competizione per la conquista di ripari per la riproduzione.

La lampreda di ruscello è una specie appartenente alla classe degli Agnati.

 
Questa specie dimora stabilmente in acqua dolce, soprattutto corrente, ma anche in ambienti lacustri, fossati e ruscelli; sembra tuttavia prediligere quelli melmosi.
È presente ma rara in
Italia lungo il versante tirrenico fino al fiume Sele, anche a quote superiori a 600 m s.l.m. È nota una popolazione isolata nel fiume Pescara, sul versante adriatico.

Corpo lungo fino a 20 cm, cilindrico affusolato, compresso nella parte posteriore; pinne dorsali contigue; denti disposti come nella Lampetra fluviatilis, ma più piccoli ed ottusi. Gli esemplari adulti hanno una colorazione grigio-verde con riflessi bluastri sul dorso, giallo tenue sui fianchi e bianco sul ventre.


A differenza delle altre lamprede, non parassita gli altri pesci: i giovani si nutrono di piccoli organismi animali che trovano nel sedimento mentre gli adulti non si nutrono.

Si riproduce tra aprile e giugno. Gli adulti non hanno molta cura nel preparare il sito di riproduzione; le uova di 1 mm si schiudono in circa 3 settimane; la vita nello stadio larvale si protrae per 3-5 anni e termina con il raggiungimento della maturità sessuale; la vita da adulto dura solamente pochi mesi durante i quali non si nutre; la morte avviene dopo la riproduzione.
Il rodeo amaro (Rhodeus amarus Bloch, 1782) è un piccolo pesce appartenente alla famiglia dei Ciprinidi, il cui areale di diffusione è l'Europa Centrale e l'Asia Occidentale mentre in Italia è considerata una specie alloctona.
Il rodeo amaro possiede un corpo alto e compresso che può assumere anche delle gibbosità sul dorso. Il colore varia dal verde del dorso al bianco-rosato dell'addome, mentre è presente una linea verde-blu lungo il fianco; durante il periodo di riproduzione i maschi si ricoprono di tubercoli sul muso e si adornano di colori, passando dal blu del dorso al rosso del ventre. Il dimorfismo sessuale si accentua fortemente durante il periodo di frega, quando la femmina sviluppa un ovopositore lungo circa 6 cm

Il rodeo amaro si rinviene nei corsi d'acqua a flusso lento, con molta vegetazione e con substrati fangosi, mentre raramente lo si rinviene in corsi di acqua corrente. Questo comportamento è dettato da ragioni riproduttive: negli stessi luoghi si rinvengono esemplari di molluschi bivalvi del genere Unio, i quali vengono utilizzati per deporvi le uova. La riproduzione avviene in modo davvero particolare: durante aprile-maggio il maschio sceglie la femmina con l'ovopositore più lungo e la conduce presso un mollusco bivalve, dove la femmina introduce l'ovopositore nell'orifizio del mollusco e vi introduce alcune uova che aderiscono alle branchie. Successivamente il maschio si avvicina all'orifizio e rilascia il suo sperma in modo che una parte possa essere aspirata dal mollusco e questo si ripete per varie volte. Il maschio poi opera delle cure parentali difendendo energicamente il bivalve dagli altri maschi per tutto il periodo di "cova" (circa 2-3 settimane con temperature di circa 21° C, al termine del quale gli avannotti fuoriescono dall'orifizio del mollusco Il motivo di questa scelta risiede nel fatto che in caso di siccità il mollusco si sposta in acqua e che portandole dentro se riesce a proteggerle da predatori.

La specie viene predata da pesci predatori come lucci, persici o siluri, da uccelli acquatici o da serpenti come la biscia d'acqua. Inoltre questi pesci possono essere colpiti da malattie di tipo virale o da parassiti.

Il nome comune del pesce (rodeo amaro), quello scientifico (Rhodeus amarus) e i nomi stranieri (ad esempio bitterling in inglese) suggeriscono il sapore che questo pesce possiede: per questo motivo non possiede alcun valore commerciale se non per essere utilizzato come esca o per essere tenuto in acquario.
Rodei amari e pseudorasboree


Salaria fluviatilis (Asso, 1801), comunemente conosciuta come cagnetta, è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia dei Blenniidae.


È una specie diffusa nelle acque dolci dei laghi, fiumi e torrenti tributari del mar Mediterraneo; è presente in Europa meridionale, Anatolia, Cipro, medio Oriente e nella parte occidentale dell'. In Italia la sua presenza è accertata nel versante tirrenico, in Italia settentrionale (compreso il lago di Garda dove è abbondante) e nelle isole maggiori.

È bentonico come tutti i Blenniidae. Predilige acque limpide, a corrente più o meno vivace ma può vivere anche in laghi e lagune debolmente salmastre. Popola di preferenza ambienti a corrente moderata e fondi rocciosi. Non disdegna però anche fondi di fango. La caratteristica essenziale dell'ambiente è che vi siano nascondigli come anfratti rocciosi, pietre o fondali molli in cui può scavare una tana.


Le dimensioni non superano i 15 cm, normalmente non più di 8 cm. In certi ambienti, come il lago di Garda, la dimensione media degli individui può essere di soli 5 cm. Molto strano che nel lago più grosso in Italia le dimensioni di codesto pesce siano le più piccole...

Questa specie è molto timida, si nasconde nella tana al minimo disturbo ed è difficile da individuare passando quindi spesso inosservata Gli adulti sono solitari e territoriali. Vive fino a 5 anni ma la maggior parte delle femmine muore dopo la prima stagione riproduttiva (quindi all'età di 1 anno).

cattura solo occasionalmente e non ha nessun valore commerciale. Viene utilizzata come esca spece per le trote.

Si alleva abbastanza facilmente in acquario.
La specie non è globalmente minacciata ma le popolazioni locali, specie quelle fluviali, sono talvolta in regressione. Inoltre le popolazioni sono molto frammentate. Risente dell'eutrofizzazione e dell'inquinamento delle acque dei laghi, dell'introduzione di predatori alloctoni e delle modificazioni degli alvei fluviali, compreso l'eccessivo prelievo idrico durante il periodo riproduttivo. La presenza di uno stadio larvale planctonico costituisce un fattore che limita la gamma degli ambienti idonei ad ospitare la specie.


H2O (acqua) con Giorgio Cavatorti

Sono con Giorgio Cavatorti nato nel 1967 a   in provincia di Reggio Emilia              e residente a  Montecchio Emilia  (potremmo a...